Quando si evoca un “riparo siuro” la mente ci porta subito alle nostre case, segno di appartenenza e intimità. Ogni popolo della Terra, ancorché soggiacente a usi, culture e tradizioni differenti, trova e vede nell’abitazione il luogo dello stare, dell’esserci e dell’essere. Così è anche per i popoli nomadi del Kirghizistan, che nelle loro caratteristiche yurte materializzano il loro stile di vita. Queste tende circolari sono disseminate su ampi prati verdi, circondate ora da montagne innevate, ora da laghi mozzafiato che sorprendono per via dei magnifici colori cangianti.
Ma è dentro una singola yurta che si può cogliere bene l’anima di questo popolo: il tetto è racchiuso nel tunduk, una corona circolare di legno che ne regge la struttura e metaforicamente rappresenta la casa, la famiglia, l’unità e la continuità del popolo nomade, unito sotto lo stesso cielo e radicato nella stessa terra. Un vero simbolo nazionale tanto da essere raffigurato al centro della bandiera kirghiza. Oltre al significato particolare legato a quel territorio, il tunduk rimanda poi a qualcosa di più generale, di più grande, forse a qualcosa di eterno: la connessione tra cielo e terra, con tutto ciò che tali riflessioni possono indurre in ciascuno di noi.
