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Editoriale 22/MMXXVI

Siamo abituati a immaginare il deserto come un luogo del nulla. Eppure, se solo si pensasse un po’ di più, riusciremmo a vedere quanta vita sia passata anche da questi siti prima che i millenni li trasformassero e li consegnassero a quell’immaginario collettivo che ci parla di vuoto, solitudine e silenzio. Il Sahara evoca tutto questo. Ma proprio il Sahara custodisce inaspettate testimonianze del cammino dei nostri antenati, con evidenze mirabili della loro operosità e del loro grado di astrazione rilevabile nelle ampie tracce culturali che ci hanno lasciato. L’arte rupestre su tutte. In questi luoghi, infatti, rilevanti pitture e graffiti realizzati sulla roccia restituiscono un’immagine sorprendente della preistoria: espressioni di una creatività e di una capacità di rappresentazione che ha dell’impressionante per varietà, quantità e qualità delle opere. Dall’Algeria alla Libia, dal Ciad all’Egitto, ogni passaggio in questi luoghi offre capolavori e ricchezze che presentano stili diversi, ciò conferendo un’ulteriore aura di carisma a quelle popolazioni antiche. E di stupore, per noi osservatori postumi.

di Fabio Lagonia

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