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Futurismo di Carta

Al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, la mostra “Futurismo di carta” accende i riflettori su un aspetto non ancora sufficientemente indagato delle multiformi espressioni della più vitale delle avanguardie italiane. L’indagine, condotta da Elisabetta Pasqualin con la collaborazione di Sabina Collodel, si sviluppa su due successivi momenti con altrettante mostre. La prima, con la declinazione “Forme dell’Avanguardia nei manifesti della Collezione Salce” al San Gaetano dal 28 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024. La seconda, dal 1° marzo al 30 giugno 2024, contrassegnata dal sottotitolo “Immaginare l’universo con l’arte della pubblicità”. Unico il catalogo, edito da Gangemi Editore, che riunisce le immagini e le considerazioni scientifiche sull’intero percorso espositivo.

Filippo Romoli, Magneti Marelli, 1937-38.

«Che il Futurismo sia risultato pervasivo di ogni aspetto della quotidianità, editoria e grafica pubblicitaria comprese, è cosa ben conosciuta», ricorda la direttrice Elisabetta Pasqualin. «Proprio quest’ultima si rileva essere l’espressione che più si adatta al linguaggio futurista che trova in Fortunato Depero il massimo esponente: nel manifesto Il futurismo e l’arte pubblicitaria, del 1931, dichiara “l’arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria”. Tra gli artisti presenti in mostra si ricordano Mario Sironi, Marcello Dudovich, Fortunato Depero, Federico Seneca, Marcello Nizzoli, Gino Boccasile, Nicolai Diulgheroff, Xanti Schawinsky, Giulio Cisari, Lucio Venna, Umberto di Lazzaro, Luigi Martinati.»

Franco Aloy, Bitter Canetta, 1924 ca.

Ed è proprio sulla declinazione grafica dell’arte futurista che questa mostra si concentra «perché, sebbene le opere su tela e di scultura siano ben note e di facile riconoscimento, i manifesti pubblicitari rimangono tutt’oggi un settore di nicchia e sviluppano un loro linguaggio specifico. Innanzitutto, l’utilizzo degli elementi tipografici è innovativo, le lettere si fanno più solide e vistose, le parole vengono disposte liberamente nello spazio secondo linee -forza oblique o assecondando le sinuosità delle sagome, la scelta dei colori ricade su quelli più accesi che vengono accostati per contrasto, la luce e il suono si fanno visibili tanto da essere rappresentati attraverso fasci e anelli circolari, anche la prospettiva perde tutte le certezze consolidate nei secoli e viene scomposta per piani che si compenetrano. Le figure umane sono meno definite e in alcuni casi si assiste all’”animazione del prodotto” che viene composto in modo da simulare un soggetto diverso, come l’esempio di Mario Bazzi che compone per Lampo un omino costruito con latte».

Giuseppe Riccobaldi del Bava, Fiat, 1928   (Dalla mostra di Treviso)

La mostra, nei suoi due momenti, abbraccia un arco di tempo che va dal 1915 al 1940, considerando tre principali filoni all’interno della produzione futurista: l’interpretazione della figura umana, la velocità e il movimento, l’espressione della cultura e della società.

Mario Gros, Cioccolato Talmone, Ali d’Italia, 1931  (Dalla mostra di Treviso)

Il primo appuntamento vede i manifesti dal 1915 al 1930 disposti nelle tre sale del museo, ognuna delle quali dedicata ad uno dei temi principali. Il secondo appuntamento tratta le opere dal 1930 al 1940, quando il futurismo, raggiunto l’apice dello sviluppo, si caratterizza nell’aeropittura che, trasposta in grafica, esalta il volo e le imprese aviatorie, la vista dall’alto e un avvicinamento al surrealismo.

Virgilio Retrosi, La corsa dei milioni, 1933

Immagine in copertina: Plinio Codognato, Circuito di Cremona, 8-9 giugno 1924