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Il sogno grottesco di Eva Jospin

Una tensione tutta rinascimentale, mirante al sogno dell’ordine e di una universale, quanto diffusa armonia, condivise a lungo i suoi passi con quanto misteriosamente faceva ritorno dalla storia antica del sottosuolo. Se la Roma che precedette il ritorno e lo sfarzo dei Papi fu il terreno di ricerca prediletto per la rinominata coppia del tesoro formata da Donatello e Brunelleschi, la caduta fortuita e dal sapore della leggenda di un giovane ragazzo nel sottosuolo di Colle Oppio, fu l’occasione maestosa della riscoperta imprevista di un tesoro senza tempo: la Domus Aurea.

La lussureggiante dimora dell’emblematico e divisivo imperatore Nerone, con le sue magnificenze e pitture murarie di rinomata bellezza, aprì la strada alla decodifica di un termine, grottesche, che riscosse grande successo presso quegli artisti della Maniera, che scelsero di andarne a studiare la ricchezza e l’armonia, nonché per un Settecento maturo che ne rintracciò, ancora una volta, il desiderio di scoperta e di una doverosa tutela.

Progettata dagli architetti Severus e Celer in seguito allo spaventoso incendio del 64 d.C., la ricca dimora dell’imperatore capriccioso fu affidata, per le più lussureggianti decorazioni murarie, alla mano potente del pittore Fabullus. Negli splendenti e ampi spazi della reggia, Nerone diede sfogo ai suoi sogni e desideri più goduriosi: tra giochi d’acqua ed effetti scenici di gran portata, ogni stanza della ricca dimora incanalò la più mirabile espressione estetica di un sovrano dalla sconfinata cultura. La vita della reggia si accompagnò inesorabilmente al destino del suo proprietario finendo, a sua volta, nella disfatta e nell’abbandono quando la damnatio memoriae si abbatté sull’esistenza stessa del quinto imperatore di Roma.

Artisti del calibro di Filippino Lippi, Sandro Botticelli, Raffaello Sanzio, Pinturicchio e Luca Signorelli rimasero così abbagliati dall’esistenza della grotta più bella del mondo, al punto tale da visitarla con gran premura e ostinata costanza. La fortuna della Domus Aurea sarà particolarmente sentita anche nel corso dell’Età dei Lumi con una ripresa degli scavi, che vedrà nel 1772 una data fondamentale.

Appellandosi al sogno delle grottesche, l’artista contemporanea Eva Jospin (Parigi, 1975) fa approdo al Grand Palais della capitale francese con un percorso espositivo, che mira a rievocare la bellezza, potente e misteriosa, di uno spazio suggellato nel cuore della memoria. Se con l’evocazione dell’immagine della grotta, lungo tutto il corso del Rinascimento, si volle illuminare la natura propria di un sapere aspirante alla totalità, nell’operato di Jospin il grottesco fa ritorno nella ricca possibilità di aprire a una riflessione viva sulle istanze della materia.

L’ostinata e coltissima signora di Mantova, Isabella d’Este, rimasta abbagliata dallo splendore dello studiolo di Federico da Montefeltro, opterà per la creazione in patria di un personale, e altrettanto armonioso, spazio privato che, non a caso, nelle epistole e nelle memorie titolerà costantemente nella qualità di una grotta eletta per la conoscenza e il sapere. Ragionando su di una presenza e immagine archetipica, Eva Jospin restituisce assemblaggi luminosi che, servendosi di una materia affezionata e povera come il cartone, intessono la trama di un percorso per l’arte meraviglioso. Le istanze del fantastico incontrano la possibilità di appellarsi all’universo dell’architettura per connettervi la bellezza selvaggia di una Madre Natura, che si attiva nella ripresa dell’immagine e di un universo vegetale. Le installazioni di Jospin sono popolate da una parvenza del sogno e della scoperta costantemente alla ricerca di universi immaginifici, come il bosco e la rovina, da cui possano sgorgare libere sensazioni e impronte di natura psichica. Nelle sue mani morbide e gentili, una materia ecologica vuol aprire alla possibilità di mutarsi in tanto e altro ancora.

La poesia fa da padrona, il silenzio ne risveglia il sogno.

La personale Grottesco di Eva Jospin al Grand Palais di Parigi resterà fruibile sino al 15 marzo 2026. Per ulteriori informazioni si rimanda alle pagine ufficiali dell’Istituzione parigina e Galleria Continua.

di Floriana Savino

Fotografie: Eva Jospin, Grottesco, 2025. Pour le Grand Palais Rmn, Paris, 2025

© Adagp, Paris 2025 –  Ph. Benoit Fougeirol © ADAGP, Paris, 2025

Autore

  • Laureatasi con lode in Arti Visive, è docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria per la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Alterna l’interesse per l’espressione artistica alla continua ricerca in ambito architettonico e antropologico-culturale. Attualmente collabora con testate indipendenti e riviste accademiche, che indagano le forme dell’abitare in stretto sodalizio con arte, a...

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