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La vita da “favola” di Charles Perrault nella Francia culturale del ‘600

Erroneamente a quel che si pensa, le fiabe in origine non sono state una lettura per bambini. Le loro radici affondano nell’oscurità in tempi antichissimi di cui si ignora l’inizio della loro invenzione. Erano narrate da adulti per il piacere di giovani e anziani che, non solo potevano arricchire la loro immaginazione, ma allo stesso tempo meditare sul loro significato più profondo. Infatti l’insegnamento è insito nella morale, sempre presente nelle fiabe, che induce chi ascolta a comprendere i meriti del bene e a respingere i comportamenti egoisti e malvagi. Tramandate di generazione in generazione dalla tradizione orale, le fiabe non hanno mai smesso di incantare tanto è vero che ancora oggi si continuano a scrivere e anche il cinema le celebra in una miriade sempre più spettacolare di versioni, grazie a costumi e scenografie mozzafiato.

Charles Perrault – Disegno di Sheila Gritti dal dipinto di Charles Le Brun

Uno degli scrittori di fiabe che è riuscito a sintetizzare il meglio della classicità con il meglio del pensiero moderno è senz’altro Charles Perrault. I suoi racconti somigliano davvero a quelli orali ma diventano un’opera del tutto nuova perché sono stati da lui adattati al tempo in cui ha vissuto, un’epoca di grande fervore culturale, dove il regno di Francia raggiunse il massimo splendore. Infatti l’opera e il pensiero di Charles Perrault, che nacque nel 1628, sono collegati alle vicende storiche della Francia del Re Sole. Alla morte di Luigi XIII nel 1643, il trono passò al figlio, il futuro Luigi XIV, che è solo un bambino di cinque anni sotto la reggenza della Regina madre Anna d’Asburgo e del ministro, il Cardinale Mazarino. I primi anni di regno di un sovrano ancora minorenne furono segnati dalla fronda, un’opposizione antimonarchica dovuta sia al malcontento dei nobili, che speravano di ottenere un ordine aristocratico al di sopra del monarca o comunque un governo monarchico senza l’intromissione dei ministri, sia al desiderio dell’alta borghesia di entrare direttamente nel governo come una vera e propria assemblea parlamentare.

Il Re Sole Luigi XIV – Disegno di Sheila Gritti dal dipinto di Hyacinthe Rigaud

Questo è lo sfondo che accompagnò gli anni della giovinezza di Charles, che iniziò la sua attività letteraria con lo studio dei classici e con la traduzione del sesto libro dell’Eneide e nel 1651 si laureò in legge come il padre Pierre, avvocato del Parlamento di Parigi. La famiglia Perrault, di origine alto borghese, era assai numerosa: cinque fratelli con lauree di vario tipo a formare un caleidoscopio di interessi, dove la parola d’ordine era l’interdisciplinarità. Infatti Charles e Jean studiavano legge, Claude medicina e Nicole era canonista, teologo alla Sorbona. Ma queste materie, nel loro caso, servirono a incuriosirli ancora di più in molti altri settori e così Charles da avvocato divenne letterato e Claude da medico divenne naturalista, architetto e traduttore di Vitruvio. Nel 1654 il fratello maggiore Pierre acquistò la carica di ricevitore generale delle imposte a Parigi e assunse come aiutante proprio Charles. Ma nel 1661 con la morte di Mazarino, Luigi XIV decise di governare la Francia in prima persona con una nuova politica ben chiara, e una delle prime vittime di questa innovazione fu Pierre, che perse il posto senza alcun risarcimento. Anche Charles rischiò la disoccupazione se non fosse stato per Colbert, diventato nel frattempo ministro delle Finanze e sovrintendente ai palazzi del Re, che gli offrì una collaborazione a corte volta a redigere i testi delle iscrizioni pubbliche all’interno di una piccola commissione.

Un salotto letterario francese – Inizio ‘700

Iniziò così per lui a trentasei anni una brillante carriera di cortigiano e di promotore della cultura francese, che si prolungò per i venti anni successivi. Il nuovo sistema economico introdotto dal ministro Colbert prevedeva una corrispondente politica di espansione sia territoriale che culturale. La Francia doveva trovarsi al centro dell’Europa e irradiare il mondo con la raffinata qualità del suo artigianato e della sua arte, esattamente come quel “sole” che volle essere Luigi XIV. Per esercitare il predominio, la moda francese doveva influenzare tutte le corti e fu a questo scopo che Colbert chiamò Charles, per ideare un’operazione di vera e propria pubblicità del regno e del suo prodotto. Primi fra tutti erano i palazzi del re, vere dimore imperiali con i loro giardini da abbellire, con il loro lusso e la loro imponenza, a giocare un ruolo di propaganda del regime poiché davano direttamente ai visitatori l’impressione del potere e dell’opulenza. Per Charles, il quale si rendeva perfettamente conto di essere al centro di una cultura che stava facendo la storia, di vivere in un’epoca proiettata verso il progresso, si trattò di un compito di responsabilità civile dovuto non tanto al monarca quanto a tutto il popolo. Questo periodo di grande splendore fu attraversato da scrittori come Molière, Corneille, Racine, da filosofi come Cartesio, Pascal, da artisti come Arduino Mansart, costruttore della reggia di Versailles, Charles Le Brun, decoratore della meravigliosa Galleria degli Specchi, e Claude Perrault a cui si deve la facciata est del Louvre. La cultura francese era diventata come una splendida cornice in cui era incluso il quadro dell’Europa del tempo. La Francia del Seicento era il paese in cui si trovavano più salotti letterari, teatri, accademie, e in cui si scambiavano le proprie idee artisti e intellettuali. La stessa lingua francese seguì questa esportazione e finì per affermarsi come lingua privata di tutte le corti europee. Charles Perrault collaborò intensamente alla costruzione di una simile notorietà, prima fondando l’Accademia delle iscrizioni, poi acquisendo la carica di controllore generale per i palazzi del re, e infine entrando nel 1671 nell’Accademia letteraria e diventandone nel 1681 il direttore. I compiti da perseguire erano svariati: organizzare il culto della personalità reale, scrivere la storia del suo regno, incoraggiare le arti e le scienze che avrebbero valorizzato i prodotti artigianali con l’obiettivo di migliorarli sempre di più.

Académie française

Purtroppo però le casse dello Stato non ressero alle ingenti spese causate dal costante stato di guerra. Inoltre il re, nell’illusione di rendere il suo popolo più spiritualmente unito, nel 1685 revocò l’Editto di Nantes, costringendo all’esilio molti ugonotti e perdendo in tal modo gran parte delle sue migliori forze produttive. In un panorama di simili restrizioni economiche e culturali, Charles diventò sempre meno indispensabile e infatti fu presto sostituito come direttore dell’Accademia delle iscrizioni dal figlio di Colbert, D’Ormoy. In un simile contesto di profonda crisi, Charles Perrault preferì ritirarsi dagli impegni pubblici per dedicarsi all’educazione dei suoi figli. Dal 1683 iniziò un nuovo e fecondo periodo della sua vita di intellettuale, che lo consacrò come autore “classico”. La poetica di Perrault è fondata sull’interesse, sulla sensibilità, su un’utilità morale da trasmettere al lettore attraverso storie commoventi e popolari. Proprio su questa sua innovativa concezione si incentrò la famosa Querelle des Anciens et des Modernes, la disputa sugli antichi e sui moderni che incendiò gli animi tra gli accademici, i quali difendevano l’atmosfera classicista del Rinascimento francese e accusarono Charles di essere nel torto. Per lui infatti la superiorità era da riconoscersi nei “moderni”, nella loro capacità di interpretare l’animo dei loro contemporanei, che vivono ideali e sentimenti sconosciuti agli antichi.

Cenerentola – Disegno di Sheila Gritti dal dipinto di Valentine Cameron Prinsep

Nel Perrault scrittore di fiabe entrò in scena un uomo che ormai non era più cortigiano, fuori dal regime monarchico, e voleva parlare con la voce del popolo e cercò pertanto i temi del folclore. Non mancano nella sua ricerca le fonti artistiche che lo ispirarono come le Favole di La Fontaine, il Decameron, i racconti di Basile e persino L’asino d’oro di Apuleio, di cui citò la fiaba di Amore e Psiche.  Le sue prime tre fiabe uscirono in versi nel 1695, con uno stile in cui ancora riecheggia il preziosismo di corte. Le altre otto invece uscirono due anni dopo in prosa e restano ancora oggi le più note e ristampate. Dalle più intramontabili come Cenerentola o la scarpetta di vetro e La Bella Addormentata nel bosco, nelle quali le protagoniste sono fanciulle di buona famiglia, si passa a racconti più rudi e scherzosi che mettono in scena giovani arrivisti, pronti a tutto pur di far fortuna, come in Pollicino o ne Il Gatto con gli stivali.

Il Gatto con gli stivali – Disegno di Sheila Gritti da incisione di Gustave Doré

Leggendole si capisce chiaramente ciò che ogni personaggio simboleggia. Cenerentola, ad esempio, è il sogno esaudito: nella giovane perseguitata dalla matrigna e dalle sorellastre, che alla fine ottiene la meritata felicità, molte lettrici si saranno riconosciute e avranno appreso che un’infanzia infelice potrebbe anche essere il preludio di una vita gioiosa. L’uomo non può fare a meno della speranza e le fiabe, sin dall’antichità, sono state inventate per dar corpo alle angosce come ai sogni e in questo modo si riescono a sopraffare i terrori grazie alla loro influenza incoraggiante e anche alla fiducia nell’avvenire. Permettono di dare libero sfogo all’immaginazione, convincendo il lettore, il quale si identifica inevitabilmente con l’eroe, che tutto è possibile. Grazie anche all’indispensabile contributo di Charles Perrault, le fiabe restano letture senza tempo che infiammano i cuori.

Cappuccetto Rosso – Disegno di Sheila Gritti dal dipinto di Isabel Naftel

Testo e disegni di Sheila Gritti

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