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L’urlo di Medusa

Medusa, “colei che protegge”, è una divinità primordiale che ha lasciato nel tempo tracce che rappresentano la sua complessità simbolica e archetipica. Le più antiche rappresentazioni plastiche del mito che la riguardano risalgono al VI secolo a.C. e si trovano su una metopa del tempio C di Selinunte dedicato ad Apollo e sul frontone occidentale del tempio di Artemide a Corfù; in letteratura ne parlano già Esiodo nella Teogonia e Omero, con ruoli diversi, tanto nell’Iliade quanto nell’Odissea, dove viene collocata nell’Ade, donde arriverà al canto IX dell’Inferno di Dante (vv. 55-57: Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra, e tu il vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso). Prima di lui, Ovidio e Lucano descrivono la loro infelix Medusa che trasforma in pietra chiunque incroci il suo sguardo.

Frontone occidentale del Tempio di Artemide a Corfù – Fotografia: Dottor K., CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Come accade per i miti in generale, anche del mito di Medusa esistono varie versioni che, pur intrecciando personaggi e azioni talvolta opposti o confusi che rischiano di renderlo poco comprensibile, riescono tuttavia a testimoniarne la funzione di testo a supporto del sapere antico che fornisce elementi utili, se non addirittura necessari, per la comprensione del mondo e delle sue rappresentazioni e manifestazioni, spesso paradossali e irrazionali.

Raffigurazione di Perseo che uccide Medusa, VI secolo a.C., proveniente dal Tempio C di Selinunte – Museo archeologico regionale “Antonio Salinas” di Palermo – Fotografia: Giovanni Dall’Orto – Amandajm, CC BY-SA 2.5, Wikimedia Commons

Medusa è una delle tre Gorgoni, l’unica mortale, e abita con le sorelle in una caverna nel giardino delle Esperidi, vicino al regno dei morti. Sacerdotessa del tempio di Atena, con la sua bellezza selvaggia espressa dalla chioma fluente, simbolo di forza vitale e sensualità, attira le attenzioni di Poseidone che la violenta in un tempio dedicato alla dea, la quale, inorridita nel vederlo profanato, la trasforma in un mostro con testa crinita di serpenti, zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d’oro e sguardo che impietrisce. In seguito Medusa viene uccisa da Perseo, figlio di Danae e Zeus, che riesce nell’impresa non senza difficoltà e solo grazie all’aiuto di Ermes e della stessa Atena, i quali convincono le ninfe delle acque a donare all’eroe dei calzari alati un elmo che rende invisibili e una sacca di pelle per deporvi la testa della Gorgone: l’eroe, infatti, gliela taglia mentre dorme, sollevandosi in aria con i sandali alati e servendosi dello scudo di Atena come di uno specchio per evitarne lo sguardo pietrifico.

Testa di Medusa, autore sconosciuto fiammingo del XVI sec., Galleria degli Uffizi, Firenze – Fotografia: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Successivamente Perseo raccoglie per Atena due fiale del sangue del mostro, phàrmakon primordiale: il sangue della vena destra ha il potere di guarire tutti i mali e di riportare la vita nei corpi morenti, mentre il sangue della vena sinistra è portatore di rovina e morte.

Testa di Medusa attribuita a Gianlorenzo Bernini, Musei Capitolini, Roma – Fotografia: Merulana, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Da questa versione “semplificata” del mito emergono alcuni elementi che rendono la figura di Medusa molteplice e ambigua e che la fanno simbolo della complessità del mondo e della natura umana: Medusa, infatti, come creatura mostruosa, rappresenta il caos che mette in pericolo il pensiero greco raziocinante “incarnato” in Atena. A questa minaccia, su suo ordine, Perseo deve porre fine imponendo il kosmos attraverso l’affermazione della superiorità della dea e della sua natura razionale-apollinea e la soppressione di Medusa e della sua natura irrazionale-dionisiaca.

Perseo con la testa di Medusa, di Benvenuto Cellini (1545-54) – Fotografia: Morio, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

Il rapporto contrastante eppure complementare esistente tra le due divinità femminili è rappresentato nel mito dalla centralità della testa: Atena nasce dalla testa di Zeus; Medusa trova la morte per decapitazione, ma la sua la testa diventerà il simbolo del trionfo solo apparente di Atena, in quanto Medusa non viene annientata, dimostrando la capacità di sopravvivere a se stessa, seppur in forma diversa. Dal suo collo mozzato nascono, infatti, il gigante Crisaore dalla spada d’oro e il cavallo alato Pegaso, simbolo della leggerezza che sopravvive alla pesantezza della pietra, che consente all’uomo di non rimanere per sempre recluso nella forma immobile di statua e che perciò rappresenta, come ha ben visto Calvino nella sua Leggerezza, l’unico strumento per sopravvivere alla durezza di una realtà incompresa e incomprensibile perché determinata da forze irrazionali.

Pegaso e Crisaore nascono dal corpo di Medusa, in un’illustrazione di Edward Burne-Jones – Galleria d’arte della città di Southampton – Fotografia: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Ecco, allora, che l’azione eroica di Perseo rappresenta il tentativo da parte dell’uomo di dominare le forze ignote e incontrollabili che agiscono nel mondo e dentro di lui come personificazione delle paure più ancestrali, di cui gli antichi sapevano di non potersi liberare: questo passaggio imprescindibile viene rappresentato dal fatto che anche dopo la sua decapitazione Medusa continua a pietrificare, diventando strumento di morte usato da Perseo nel compiere le gesta che porteranno alla liberazione di Andromeda e strumento di protezione per Atena, posto in forma di gorgòneion sullo scudo della dea, la quale in questo modo ne preserva il potere devastante servendosene, evidentemente riconoscendogli una funzione di utilità.

Scudo con testa di Medusa, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1597 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze – Fotografia: pubblico dominio, Wikimedia Commons

È nel solco di questa complementarità morte/vita che si inserisce la presenza del serpente, simbolo del movimento inarrestabile di ogni processo naturale nel tempo che, mutando di continuo pelle, cambia se stesso e che perciò, come simbolo di vitalità e mistero, è posto sul bastone di Asclepio, dio della medicina che riceve da Atena le due fiale con il sangue di Medusa, e che, dosando con perizia il phàrmakon ambivalente, sottrae l’uomo alla morte restituendolo alla vita.

Paolo Farinati, Nettuno con la Medusa, 1590 ca., affresco di Villa Nichesola-Conforti, Ponton di Sant’Ambrogio di Valpolicella (Verona). Il dio del mare, Nettuno, imbraccia il tridente; accanto sta la Medusa dalla chioma serpentina – Fotografia: Giuseppe Conforti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Il segreto, sembra dirci il mito, sta nella capacità di porre in equilibrio tanto il principio di veleno e cura rappresentato dal serpente quanto l’elemento razionale con quello irrazionale inestinguibilmente presente nel mondo e nell’uomo, con cui quest’ultimo deve fare conoscenza per poterlo riconoscere. È necessario, però, che in questo processo conoscitivo l’uomo si sottragga alla visione diretta del disordine e dell’irrazionale per non essere trasformato in pietra insensibile, mentre esprime il raccapriccio nell’urlo senza voce riprodotto dalla bocca spalancata e dagli occhi sbarrati di Medusa, creatura che, come uno specchio a doppia faccia, mostra per l’eternità ilsuo volto deformato dall’orrore patito e quello stravolto di chi incontra il suo sguardo, in una sorta di muta condivisione dell’orrido.

di Raimonda Bruno – Docente di materie letterarie, latino, storia e filosofia

Raimonda Bruno –  Laureata con lode in Lettere classiche con tesi in Storia greca sul tema I rapporti tra il Santuario di Delfi e le colonie magno-greche dall’ VIII al IV sec. a.C., è docente di ruolo di Materie letterarie e Latino presso il Liceo scientifico “Siciliani” di Catanzaro e abilitata all’insegnamento di Filosofia e Storia. Ha collaborato con la cattedra di Storia greca dell’Università degli Studi della Calabria nell’ambito delle attività di ricerca promosse dal CNR sul tema Magna Graecia e pirateria tirrenica, partecipando come borsista a numerosi convegni e seminari internazionali. Ha frequentato vari Corsi di perfezionamento post lauream (Valutazione e programmazione scolastica, Consorzio interuniversitario For.Com., Roma; Nuove metodologie didattiche nella Scuola secondaria, Università degli Studi della Calabria; Metodologia e didattica degli audiovisivi- Principi di antropologia visiva, Università degli Studi della Calabria; Etica, economia e comunicazione, Fondazione “Antonio Guarasci”, Cosenza). Ha collaborato con il prof. Vanni Clodomiro alla ricostruzione de Il diario di Gaspare Colosimo, ministro delle Colonie (1916-1919), pubblicato a cura dell’Istituto Storico Italiano per l’Età Moderna e Contemporanea, Roma 2012. È stata tutor ed esperta in numerosi progetti PON nella Scuola secondaria di secondo grado (2018-2023). Dal 2018 è coordinatrice della sezione calabrese di Amica Sofia, associazione di promozione sociale nata nel 2008 presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane dell’Università degli Studi di Perugia, la cui mission è la promozione della ricerca e delle pratiche di filosofia dialogica, con i bambini e i ragazzi. Ha un particolare interesse per la Filosofia civile, promuove attività volte alla diffusione del piacere della lettura e conduce laboratori dialogici sui classici, servendosi della letteratura come strumento per la crescita non solo individuale, ma riferibile ad un ambito civile ampio, per favorire lo sviluppo di un’identità fondata sulla ricerca costante della scoperta di sé e del mondo e sulla condivisione del proprio punto di vista nel rispetto di quello degli altri. Da settembre 2018 a giugno 2019 ha tenuto incontri settimanali di supporto didattico per bambini e ragazzi della comunità multietnica di Riace (RC) per l’associazione Amica Sofia. Dal 2018 scrive per Amica Sofia magazine, organo dell’APS Amica Sofia, che, unica nel settore, ha ottenuto il riconoscimento ANVUR. Dal2022 fa parte della sua redazione. Nel 2020 ha partecipato come speaker al IV Seminario Nazionale dell’INVALSI sul tema “I dati INVALSI: uno strumento per la ricerca e la didattica” (atti pubblicati). Nel 2022 è stata docente del Corso di supporto linguistico per profughe ucraine per il Comitato Dante Alighieri di Catanzaro, di cui è socia. Dal 2022 scrive perIctedMagazine, periodico delle Tecnologie della Comunicazione e dell’Informazione per l’istruzione e la formazione. Dal 2023 è membro del Comitato scientifico di Graecalis, Associazione culturale impegnata nella promozione e nella valorizzazione del patrimonio culturale classico tramite la produzione di allestimenti teatrali. Da oltre dieci anni è docente esperta in corsi di Logica verbale e Ragionamento logico presso enti di formazione pubblici e privati.

Immagine in copertina: Testa di Medusa, Pietro Paolo Rubens, 1617-1618, Museo Kunsthistorisches (Vienna) – Fotografia: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Autore

  • Laureata con lode in Lettere classiche con tesi in Storia greca sul tema I rapporti tra il Santuario di Delfi e le colonie magno-greche dall’ VIII al IV sec. a.C., è docente di ruolo di Materie letterarie e Latino presso il Liceo scientifico “Siciliani” di Catanzaro e abilitata all’insegnamento di Filosofia e Storia. Ha collaborato con la cattedra di Storia greca dell’Università degli Studi della Calabria nell’ambito delle attività di ricerca promosse dal CNR sul tema Magna Graecia e pirateria t...

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