Vai al contenuto

Oreto, il “Fiume dei Re”

Il Marchese di Villabianca, nobile erudita e letterario palermitano, alla fine del Settecento lo definì: “Il Re di tutti i fiumi di tutta la Sicilia”. È il fiume Oreto, che scorrendo nell’omonima valle per venti chilometri circa dalla sorgente sulla dorsale del Monte Matassaro Renna costeggiando Monreale sfocia nel Mar Tirreno. La sua foce è visibile dal ponte del lungomare di Sant’Erasmo a Palermo.

Viaggiatori, geografi e in particolare poeti lo hanno decantato entusiasti: “Oreto, che ben d’oro porta il nome” e ancora: “Che dall’or, ch’ha nel grembo, Oreto è detto” scrisse Giuseppe Fiore nel suo Poesie. Perfino gli scultori fiorentini Francesco e Camillo Camilliani, nella maestosa cinquecentesca fontana Pretoria rappresentarono le allegorie dei quattro fiumi della capitale: Oreto, Papireto, Kemonia e Gabriele.

Varie le tesi sull’origine del nome Oreto. Ibn Hawqal viaggiatore e geografo del X secolo di Bagdad, nel suo Viaggio in Sicilia scrisse: “A mezzogiorno del paese un grande fiume che s’appella Wàdì al-’Abbàs, sul quale son piantati molti mulini”. Così come Idrisi geografo musulmano a servizio di Ruggero II ne scrisse: “fuor del lato meridionale del borgo scorre il fiume Abbas, fiume perenne, nel quale sono piantati tanti molini da bastare appieno al bisogno”.

 

Per un culto pagano il dio Oreto insieme a fauni e ninfe bellissime, risiedeva in quelle acque. Per il domenicano Tommaso Fazello storico del XVI secolo, il nome deriva dalla parola greca oros, montagna, luogo da cui sgorga la sua sorgente. Secondo lo storico dell’arte Rosario La Duca, il primo nome attribuito al fiume è stato: “Orethus”, risalente al V-VI secolo e motivato dal fatto che un tempo tra i vari detriti portati a valle dalle acque vi si trovarono delle pepite d’oro.

Nel fiume, il cui corso è variato molto nel tempo, era possibile scorgere degli angoli veramente suggestivi. Tutt’intorno al letto una vegetazione fluviale, arborea e arbustiva dominava il paesaggio. Questa naturale e ricchissima vegetazione di macchia mediterranea, traboccante di frutteti ed agrumeti, era così tanto ricca di profumi, colori, suoni e animali da essere scelta come luogo di caccia dei sovrani normanni. Era il Jannat al Ard, il Genoardo cioè “Paradiso della terra”, il parco più ampio e importante del regno normanno che si estendeva dalla sorgente del fiume, verso oriente, lungo la valle del corso raggiungendo la città. Un luogo di delizia e sollazzo di cui i nostri antenati sapevano circondarsi. Al suo interno la Cuba, la Zisa, la Cuba Soprana e lo Scibene, erano edifici di sollatium di ispirazione islamica. L’Amato scrisse: “Oreto vicino alla foce, dietro lo Stazzone, forma un piccolo pantano delizioso per la caccia, e pesca, e passato il suo gran ponte, si prendon li bagni freschi contro le infermità, che procedono da caldezza e si ci bagna la gente per delizia”.

Era quindi un fiume dalle copiose acque considerando inoltre che il ponte dell’Ammiraglio, così chiamato perché fatto costruire per volontà di Giorgio di Antiochia ammiraglio del regno, era dotato di undici arcate per contenerlo interamente. Oggi purtroppo è un ponte privo di ruolo in quanto, a causa delle continue alluvioni, il suo corso d’acqua, uno dei due in cui si biforcava il fiume, è stato soppresso.

 

 

Quando Goethe visitò Palermo nell’aprile del 1787 trovandosi sulle rive del fiume Oreto, amante della natura qual era, scrisse: “Anche qui occorre l’occhio di un pittore e una mano esercitata se si vuole trarne un quadro”, mentre il suo amico disegnatore Kniep stava già tracciando velocemente su un foglio con un lapis le sagome di alberi, arbusti e del suggestivo corso d’acqua.

 

Da quel tempo, molte cose sono cambiate: il corso d’acqua, ormai a carattere torrentizio, presenta molte risorgive che alimentano piccole e incantevoli cascate; è possibile fare delle gradevoli passeggiate lungo le rive e attraversare, in alcuni punti, anche il corso del fiume per godere ancora di un ambiente dalla suggestiva e selvaggia bellezza.

Testo e disegni di Catia Sardella

Autore

  • Donna dalla forte personalità, cultrice della perfezione estetica anche nella vita quotidiana, vive una metamorfosi durante la trance artistica, cogliendo quell’attimo d’ispirazione che con profonda emozione trasferisce nelle sue creazioni. Le sue opere sono il frutto della sinergia di passione, ispirazione e tecnica. La tecnica,acquisita durante i suoi studi accademici per le formative esperienze maturate nel corso di pittura, l’haplasmata. La passione per i colori caldi, accesi e decisi o per...

    Visualizza tutti gli articoli