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Thybris. Il monitoraggio artistico del Tevere di Roberto Ghezzi

Anche matrice di raccolta dati, l’opera d’arte diventa sempre più una materia interdisciplinare in ambito ecologico e ambientale e persino oggetto di speculazione filosofica. Thybris. Il fiume eterno, è un progetto che riguarda questo caso; l’artista che lo esposto fino al26 novembre 2023 alla Galleria Nazionale di Roma, è Roberto Ghezzi. Curato da Cristian Porretta e Davide Silvioli, con Linda Simioli come project manager, il progetto espositivo è stato promosso dalla galleria d’arte FABER in partenariato scientifico con il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università Sapienza di Roma, ARPA Lazio, realizzato con la collaborazione de Il Giornale dell’Ambiente e il supporto di Phoresta ETS.

thybris roberto ghezzi

Thybris, che fa parte della serie più estesa delle Naturografie, è un connubio di arte e scienza, e presuppone una considerazione sulla relazione umano-paesaggio. Il monitoraggio escursionistico di Ghezzi sul Tevere, con la messa a punto di opere e installazioni, infatti stavolta ha previsto lo studio meticoloso e accurato del fiume di Roma nell’intento di documentare non solo artisticamente la sua condizione. Le indagini specifiche del dipartimento di ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università La Sapienza di Roma che hanno avuto come oggetto la qualità delle acque del Tevere nei punti in cui le tele sono state immerse per creare le naturografie teverine, hanno rilevato la presenza di inquinanti e di sostanze tossiche di vario tipo, da quelli di origine industriale, a quelli di natura agricola e urbana come i rifiuti solidi, i detergenti e i farmaci. Nonostante tutto, il Tevere però gode di buona salute ma il pericolo di un peggioramento è sempre presente perché affluenti molto inquinati, come l’Aniene, nel tempo possono condurlo ad essere un fiume fortemente inquinato con altissimi rischi ambientali e sanitari. È importante allora, continuare come fa Ghezzi, a sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere parallelamente comportamenti più rispettosi e sostenibili.

thybris roberto ghezzi
Prelievo installazioni al Ponte Milvio

L’intervista

In relazione alla tua ricerca naturografica, quanta importanza riveste la preparazione fisica e psicologica prima, durante e nel processo creativo?

La creazione di Naturografie parte sempre da una ricognizione mentale e fisica del paesaggio con il quale – e grazie al quale – intendo dare inizio al processo. Sono tutte tappe, quella del camminare, scalare, disegnare, scrivere, osservare, ecc., che possono concludersi, dopo un certo periodo di tempo e – aggiungo- di pratiche burocratiche per i permessi-  con la realizzazione della installazione che porterà, sempre se tutte le condizioni lo permettono, alla realizzazione dell’opera finale, la Naturografia appunto. È un lavoro molto più complesso e faticoso di quello che potrebbe apparire a prima vista, perché realizzato in collaborazione con ambienti naturali talvolta lontani e impervi, e, per fortuna, poco gestibili, come fiumi, mari, boschi, montagne, dove i tessuti devono permanere per molti mesi e talvolta anni. È per questo che una preparazione che mi permetta di affrontare imprevisti di ogni genere, e accettare rinunce e fallimenti, diviene assolutamente indispensabile.

Quali secondo te gli orizzonti futuri tra arte e scienza?

Io credo che l’arte e la scienza siano manifestazioni in apparenza di diversa origine e struttura ma profondamente interpenetrate di un’unica cultura, la cultura umana. Le più grandi scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato il sapere sono nate da visioni, in maniera non dissimile da tutti i capolavori artistici di ogni tempo. Primo Levi ci ha ammonito con l’autorevolezza del genio: ogni separazione tra letteratura e scienza, più in generale ogni separazione tra arte e scienza, è una “schisi innaturale”. Ogni sforzo di dividere la cultura umana in monadi non-comunicanti si risolve nella costruzione di un mostro artificioso.  Pur non potendo prevedere il futuro in tal senso posso dire che ci sono moltissimi artisti oggi, in Italia e all’estero, che lavorano su questa strada- che forse è una delle più auspicabili- anche alla luce delle sfide ambientali più urgenti che l’umanità abbia mai dovuto fronteggiare. Le mie installazioni e le opere che ne sono conseguite sono state l’occasione per creare un fulcro di attenzione attorno ad un fiume e in particolare a un’area urbana del Tevere, che proprio in virtù di un progetto artistico, Thybris appunto, è stato analizzato e monitorato e quindi messo in qualche modo sotto i riflettori, cosa di cui credo ci sia sempre bisogno se si tratta di un ambiente naturale in difficoltà. L’arte si è fatta quindi motore per un’operazione più estesa, che ha coinvolto vari ricercatori e personalità della capitale, dalla scienza alla didattica per le scuole fino alla divulgazione, sia sul campo che durante gli approfondimenti pubblici, unendo, come spesso avviene quando si parla di naturografie, varie discipline e campi della cultura sotto un’unica opera e per un unico intento, quello di conoscere, far conoscere  e, per chi già la conoscesse, fa riconoscere, la bellezza e la fragilità di uno dei fiumi più illustri  del nostro bel paese.

thybris roberto ghezzi