Tropea, Borgo dei Borghi 2021

Borgo dei Borghi 2021 Tropea
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La perla del Tirreno, nella Costa degli Dei

Meta ambita dal turismo tutto, Tropea  foggia una posizione d’eccezione nella costa tirrenica e vanta sabbie purissime, baie cristalline, rupi di omerica memoria nonché risorse enogastronomiche di pregio. Tropea è la colorata e squisita sintesi di una moltitudine di sinergie, il cui pregevole stigma è l’accoglienza. “A Tropea rimani senza respiro. Ti viene voglia di spiccare il volo nell’infinito. Non credo che al mondo esista qualcosa di più suggestivo”, così scriveva lo scrittore Saverio Strati di questo luogo sospeso  tra falesie e storia, tra venti e mito. Ora a decretarne il valore è anche il concorso Il Borgo dei Borghi 2021, promosso dalla trasmissione Alle Falde del Kilimangiaro di Rai 3, che l’ha proclamata vincitrice su venti caratteristici siti, uno per ogni regione italiana.

Tropea, perla del Tirreno, Costa degli Dei

Tropea – foto di Salvatore Libertino

Tropea. Ipotesi sul toponimo: dall’Arcadia…

Il toponimo Tropea assicura la sua palese etimologia greca nella conferma dell’esistenza, tra le alture dell’Arcadia, nel Peloponneso, di una piccola città omonima, oggetto di studio di illustri archeologi. Un nutrito gruppo di studiosi è convinto non sia affatto un caso, ma che vi siano ragioni storico-linguistiche a giustificazione dell’ipotesi: Tropaion (Tropaeum in latino), trofeo o segno di vittoria, ovvero l’albero al quale si appendevano le armi dei vinti dapprima e, il monumento in bronzo a celebrazione della stessa. Poi Tropea sarebbe quel luogo in cui, antiche epopee glorificavano i propri eroi. Purtroppo ancora non vi sono prove concrete di simili monumenti eretti sul promontorio ma, ad oggi è una delle teorie più degne di nota ed accreditate. Ciononostante, non si possono eludere a priori o ritenere meno attendibili, altre ipotesi che paventano nel toponimo in sé, molteplici significati.

… a Publio Cornelio Scipione

Secondo alcuni studiosi, la denominazione affonderebbe le sue radici nel termine Tropaios, che indicava     uno “Zeus Vincitore capace di mettere in fuga i nemici”; altri ne identificano la provenienza nel termine elleno Tropaia, ovvero un “vento variabile, una burrasca” ed altri ancora sostengono un’interpretazione differente del tutto: Trophis , “carena di Nave, dunque un significato legato alle attività marinare evidentemente praticate nel borgo. Un’ulteriore fascinosa interpretazione sarebbe da attribuire alla mitologia greca, secondo la quale Ercole, figlio di Giove e Alcamena, allattato e tenuto in vita dalla generosa Giunone, di ritorno dalle “Colonne d’Ercole”, si impegnò a costruire una città da dedicare alla sua nutrice, denominandola Tropea per la radice del verbo greco “Trepho”, cioè nutrire, alimentare. Altre fonti designerebbero Tropea come la città fondata da Publio Cornelio Scipione l’Africano che, nel 209, di ritorno a Roma dopo la conquista di Cartagine, avrebbe offerto un trofeo agli Dei munifici, a riconoscenza dell’assistenza ricevuta durante la seconda guerra punica.

Crocevia nella storia del Mediterraneo

Ad ogni buon conto, tutti questi studi e queste teorie nutrono abbondantemente il fascino e il mistero di questa singolare cittadina. Nel tempo, di fatti, essa ha rappresentato un importante crocevia nonché uno scenario di rilievo nella storia del Mediterraneo. Nel 530 Belisario, inviato da Giustiniano, fortifica Tropea, da sempre teatro di azioni belligeranti tra Bizantini ed Arabi. Nell’anno 867 viene invece occupata dai Saraceni e liberata poi dal Generale dell’Imperatore Basilio, Niceforo Foca.

Nel periodo iconoclasta vi trovano fortunato rifugio centinaia di monaci Basiliani: testimoni di tali anfratti di storia medievale sono i numerosi ruderi di chiese rupestri, sparsi nel territorio. Oggi, di certo, il luogo più sacro risulta essere la Chiesa dell’Isola bella detta Santa Maria dell’Isola, che signoreggia innanzi alla città, su di un isolotto circondato in buona parte dal mare, di cui però non si hanno certezze in merito all’anno di costruzione. In stile gotico, è dedicata alla Sacra Famiglia e custodisce la statua della Madonna che, in precedenza era venerata in una grotta naturale dello Scoglio su cui essa sorge.

Scorcio di Tropea con Santa Maria dell’Isola – foto di Salvatore Libertino

La Rupe di Tropea

Nonostante Tropea vanti un’alta rupe, di circa 60 metri, dunque una reale difesa naturale contro i nemici, i Bizantini fortificano la cinta muraria ed innalzano il Castello tra la Cattedrale (X secolo) e la Porta Nuova. Contesa per la sua strategica posizione, resta a lungo palcoscenico di invasioni, saccheggi e guerre, accettando suo malgrado, la supremazia dei Normanni, degli Angioini, degli Aragonesi e infine dei Borboni. Distinguendosi per l’alta fedeltà dimostrata ai D’Aragona contro gli Angiò di Francia, ottiene privilegi dal Re Ferdinando II a conferma di quelli già noti dei Normanni: nel 1495, è insignita del più antico titolo di Città in Calabria e da quell’anno può lodarsi della scritta nello stemma “Sola Tropea sub fidelitate remansit” (unica del Regno di Napoli). Mantiene, pertanto, sempre una forte autonomia amministrativa ed economica contro i Signori Feudatari, grazie alla tutela dei sovrani spagnoli che ne preservano, con cura, origini e bellezza.

Tropea, Calabria, 1931 – Litografia di Maurits Cornelis Escher – Collezione privata Italia

Tropea nel Codice Romano Carratelli

La veduta sulla sua piazza militare sarà anche riprodotta nel famoso manoscritto risalente al XVI secolo, chiamato Codice Romano Carratelli dal nome del noto avvocato, politico e bibliofilo vibonese che lo scoprì e acquistò. Conservato attualmente nel Fondo Antico della Biblioteca di famiglia, il Codice si compone di 99 acquerelli raffiguranti castelli, torri d’avvistamento e città fortificate della Provincia di Calabria Ultra. Il prezioso volume, in ottimo stato e di raffinata fattura, riproduce il territorio costiero corredato da certosine note antropologiche, descrittive e illustrative dei luoghi, proponendo un sistema difensivo completo per far fronte alla potente flotta turca e pertanto certamente secretato.

Tropea rappresentata nel Codice Romano Carratelli, fine XVI sec. circa

Personaggi illustri di Tropea

Durante il XVI secolo si è distinta per essere una delle città più floride in ambito economico e commerciale del Regno di Napoli e, godendo dello Status di città regia, si è facilmente affermata in contesti socio culturali, fregiandosi di aver dato i natali ad illustri nomi della medicina (i fratelli Boiano), del clero (Cardinal Lauro e Don Mottola), dell’arte (Lorenzo), della recitazione (Raf Vallone), della scienza (Renato Dulbecco, di madre tropeana) e della filosofia (Pasquale Galluppi). Quest’ultimo regala   al borgo, già all’alba del XIX secolo, una folata di modernità, figlia di una intellighenzia illuminista, raffinata a Napoli, finalizzata alla salvaguardia dell’identità di Stato, che lui già concepisce come Nazione. Regala all’individuo la libertà di coscienza che lo rende degno del diritto naturale di essere.

Pasquale Galluppi, filosofo tropeano dell’Ottocento

Architetture, paesaggio e tramonto su Stromboli

Tropea è intrisa del tramestio culturale che l’ha attraversata e realmente costruita, oltre a rappresentare la magnifica e pregnante eco di un proscenio paesaggistico che permette l’incanto: la suggestiva vista sullo Stromboli incornicia l’imponente rupe arenaria addomesticata da un dedalo di vicoli, ospiti di ridenti attività artigianali, di servizi di classe, di banchi per sagre locali e di manifestazioni musicali che sono divenute cliché di alta levatura a fine stagione. Un dedalo di vicoli, custodi silenti di architetture dalla pregevole  fattura: Palazzo Braghò, Palazzo Toraldo, la Cattedrale Normanna di Santa Maria di Romania, il Museo Diocesano, la Chiesa sconsacrata di Santa Maria della Neve e le eleganti piazze, circondano le spiagge e le grotte che fanno sognare il turismo a vocazione balneare internazionale: la Grotta del Palombaro e la spiaggia ‘A Linguata occupano le pagine delle più gettonate riviste turistiche.

Lungo questi lidi selvaggi, risiede il malioso tramonto sul vulcano che concorre     a divenire patrimonio immateriale Unesco dell’Umanità: è la magia della bocca  dello Stromboli che ingoia il Sole di Apollo, è lo spettacoloso quadro dipinto dalla lava mischiata alle campiture rosso-arancio dei dormienti raggi solari. È la presuntuosa poesia delle sere tropeane trascorse sul prepotente affaccio al  mare. È la mistica dimensione che si respira sui balconi dei tracotanti palazzi tropeani.

Tropea, Stromboli e il tramonto – foto di Salvatore Libertino

Angela Ippolito