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ULTRA: lo sguardo pittorico di Andrea Starinieri su alcune leggende dello sport

Fino al 14 maggio 2022 la GArt Gallery di Francesco di Matteo, a Pescara,  presenta ULTRA, mostra personale di Andrea Starinieri, a cura di Maria Arcidiacono. Sfogliando tra le immagini meno consuete di alcuni tra i più celebri personaggi sportivi del Novecento, Andrea Starinieri ha cercato uno sguardo, un’espressione, un fermo-immagine in grado di offrire una narrazione che riassumesse in sé l’essenza di ciascun protagonista, individuando l’autenticità di un atteggiamento, la forza espressiva di un dato caratteriale unico e riconoscibile.

Mike Tyson vs Evander Holyfield, acrilico su tela

La scelta è caduta su undici atleti leggendari: Muhammad Ali e il suo inesorabile desiderio di riscatto fuori e dentro il ring, amare il combattimento e disertare la guerra; Simone Biles, la ginnasta dei record e il coraggio di fermare il vortice di medaglie e l’abisso delle molestie, riprendendosi la vita; Serhij  Bubka, il paradosso di essere stato assieme ‘zar’ e ucraino, dominando il salto con l’asta con un primato durato vent’anni; Primo Carnera, l’imponente roccia friulana che la propaganda fascista strumentalizzò e trasformò in simbolo; Nadia Comaneci, un corpo di bambina addomesticato all’eroismo di stato che la rese prigioniera in un’eterna infanzia; Tonya Harding, quando la tenacia non basta e la rabbia sregolata inquina la grazia fino a impedirle di sbocciare; Bruce Lee, l’arte e il continuo esercizio di concentrazione, balzando dalla filosofia alla cinepresa e, combattendo, diventare leggenda; Greg Louganis, il tuffo e la danza prima di rompere la superficie dell’acqua, sconfiggere la violenza subita testimoniando quanto l’unica vera malattia sia il pregiudizio; Diego Armando Maradona, il calcio nella sua espressione meravigliosamente creativa e geniale e il peso della solitudine che questo dono comporta; Pietro Mennea, lento alla partenza ma inesorabilmente vittorioso anche oltre il traguardo: studio, passione, convinzione e un record che gli sopravvive; Ayrton Senna, quegli occhi dietro la visiera scrutano ancora un orizzonte infinito, sempre un giro avanti a tutti.

Pietro Mennea, acrilico su tela

La parola latina del titolo della mostra, ultra (oltre), allude al confine che l’atleta è spinto costantemente a superare ed è questo il filo conduttore delle opere esposte, dedicate ad alcune tra le più celebri leggende sportive del Novecento.

L’immagine, una volta scelta, è un ologramma che si fissa nella memoria dell’artista; l’opera in sé prevede solo una fisiologica velocità esecutiva ed è una pittura della quale si riesce a individuare il gesto, rapido ma sapiente. L’artista può permettersi di sottrarsi a una rigida progettualità, perché la propria formazione accademica è andata sommandosi a una pratica e a un’esperienza consolidatesi nel corso degli anni. Si direbbe anzi, che, proprio perché senza sofismi, la pittura di Starinieri è anche priva di infingimenti, dopo essersi immerso nelle biografie di questi straordinari campioni, non ha bisogno d’altro: alla confidenza acquisita con essi, deve solo aggiungere quella familiarità che possiede da tempo con il mezzo pittorico. L’artista lascia che i suoi ritratti si staglino su un fondo neutro reso da campiture vibranti ma omogenee, un suo personalissimo chroma key, per far fluttuare questi eroi dello sport in un paesaggio indefinito in termini di spazio e di tempo.

Primo Carnera, acrilico su tela

Agli undici ritratti si aggiungono quattro fotogrammi di altrettanti fondamentali incontri che rappresentano delle pietre miliari nella storia del pugilato: Jake La Motta vs Sugar Ray Robinson del febbraio 1951; Rocky Marciano vs Don Cockell del maggio 1955; il celeberrimo incontro tra Muhammed Alì vs Joe Frazier disputato a Manila nell’ottobre 1975; e infine Mike Tyson vs Evander Holyfield del novembre 1996.  Incontri epocali che Starinieri racconta con la sua intensa scala cromatica, anche se la memoria della visione collettiva era in buona parte in bianco e nero. È l’epica pugilistica al centro del suo interesse, l’artista conosce il repertorio iconografico che affonda le sue radici nell’antichità greca e che spesso mira a rappresentare il senso di saper resistere, di misurarsi con sé stessi per la voglia di migliorarsi: insomma, il combattimento della vita. Curiosamente, mentre l’artista svolgeva il suo lavoro, il giornalista sportivo Maurizio Crosetti stava dando alle stampe un interessante volume, corredato peraltro da un ricco apparato fotografico, per il quale si può dire che entrambi abbiano svolto una ricerca parallela: Imperfetti. I miti controversi dello sport, uscito pochi mesi fa per le edizioni Contrasto, indaga le vite tormentate di quattordici leggendari atleti, alcuni dei quali coincidono con quelli scelti da Andrea Starinieri; una singolare sincronicità che, pur avvalendosi di mezzi espressivi diversi, vede abbracciare un simile linguaggio narrativo, incentrato sull’aspetto umano dei protagonisti. Trionfi e cadute, epica e solitudine: Andrea Starinieri ha voluto percorrere un viaggio nelle biografie di autentiche leggende dello sport, mostrando un’umanità fragile e gloriosa, dalla volontà caparbia dell’affermazione di sé o di un ideale: vite al limite, scandite da una disciplina cercata o imposta, tutto per l’orizzonte di un traguardo, superato il quale andare oltre, et ultra.

Andrea Starinieri nato a Pescara, annovera tra i suoi insegnanti, tra gli altri, Alfredo Del Greco, Sandro Visca e Angelo Colangelo. Si trasferisce a Firenze dove frequenta l‘Accademia Delle Belle Arti e più precisamente la scuola di pittura del prof. Gustavo Giulietti. Durante gli studi comincia la collaborazione con la Ken’s Art Gallery di Walter Bellini ed entra in contatto con la realtà artistica fiorentina. Dopo il conseguimento del diploma accademico continua la sua collaborazione con la Ken’s partecipando in forma permanente alle collettive e con una mostra personale. I suoi lavori entrano a far parte di svariate collezioni in Italia e all’estero. Dopo una permanenza in Spagna torna in Abruzzo. Attualmente lavora come artista di strada e ha partecipato a svariati street-art festival negli Stati Uniti. Dal 2018 ha ripreso a esporre nelle gallerie d’arte private.