Capo Colonna e Histria: colonne superstiti di antiche civiltà

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Nel silenzio, avvolte dalla brezza, due colonne sembrano sorvegliare l’orizzonte di due mari lontanissimi, solitarie testimoni di una civiltà: quella greco-romana, che trovò proprio nel mare la via di comunicazione privilegiata per espandersi sulle coste di tutto il Mediterraneo fino al Mar Nero. Possiamo scoprirle una nel Parco archeologico nazionale di Capo Colonna, in Calabria; l’altra nel sito dell’antica città di Histria in Dobrugia, la regione che si trova tra il Danubio e il Mar Nero in Romania. Le due colonne oggi superstiti appartenevano in un caso a delle importanti strutture come il santuario dedicato a Hera Lacinia sito su di un promontorio in prossimità di Crotone;  nell’altro ad un portico di una domus romana in riva al lago litoraneo Sinoe sul Mar Nero, a più di mille chilometri di distanza in linea d’aria. Appartengono ai resti di due colonie, quella crotonese e quella histriana, che furono fondate entrambe nella seconda fase di colonizzazione collocabile dal VIII al V secolo a. C.

La colonna supersite di Capo Colonna, Crotone – Italia

La colonna superstite di Histria – Romania

Histria è la più antica colonia greca ad Ovest del Pontos Euxeinos (mare ospitale), attuale Mar Nero ed è la prima città testimoniata storicamente della Romania. Dalle fonti antiche apprendiamo che la città è già menzionata da Strabone (63 a.C.-23d.C.) il quale la ritiene fondata a metà del secolo VII dai coloni venuti da Mileto e che “si trovava ad una distanza di 500 stadi dalla fonte sacra del fiume Istro”. Eusebio di Cesarea (265-339/340 d.C.) nel suo Chronicon dichiara che la città antica di Histria fu fondata nel 657 a.C. durante la 33ma Olimpiade. Anche Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, cita le 90 colonie fondate dai Milesi, di cui 45 accertate, fra le quali troviamo anche Istros. Il fondatore giunto da Mileto, il ktistes in greco, fu colui che tracciò il primo recinto della città e scelse il luogo per erigere il tempio dedicato ad Apollo. Sono state rinvenute sei cinte di mura, due per ogni epoca: arcaica, classica ed ellenistica. Una cingeva la zona dell’acropoli e la seconda circondava l’intera città come in uso anche nelle città della Magna Grecia. Nel VI sec. a.C. la città di Histria si estendeva per circa 60 ettari. Dalla fondazione, il regime politico era probabilmente di tipo oligarchico ma sappiamo dal filosofo greco Aristotele che ad Histria si verificò in seguito una rivolta che introdusse un regime democratico.

Eusebio di Cesarea

Nel VI sec. a.C. batte moneta che viene scambiata in tutto il Mar Nero e intensifica le attività commerciali. La sua principale fonte di reddito fino dall’epoca arcaica era costituita dalle attività portuali, in forza della posizione del sito stesso nelle vicinanze di un golfo marittimo del Mar Nero. I prodotti scambiati erano di vario genere: i locali offrivano grano, miele, pesce salato, pelli di animali, resina mentre le merci di scambio erano costituite da vino, olio di oliva, condimenti vari, prodotti di bellezza, ecc.

A seguito della conquista della Grecia da parte dei romani nella seconda metà del II a.C. Histria verrà sottomessa. Durante il periodo romano tra il II ed il III secolo d.C. la città fiorirà, verranno costruiti nuovi santuari dedicati alle divinità romane, la basilica civile, gli edifici termali, le strade, i quartieri residenziali con le domus e le botteghe, acquedotti e mura rinforzate. Il commercio marittimo continuò finché il porto restò attivo, almeno fino all’epoca dei Severi. Nel periodo bizantino, tra il IV ed il VII sec. d.C., vennero erette ulteriori grandi basiliche, piazze e altri quartieri residenziali, fino all’insabbiamento del golfo che portò alla formazione dell’attuale Lago Sinoe. La città fu quindi abitata ininterrottamente per circa mille anni dal VII secolo a.C. fino al VII secolo d.C.

Capo Colonna – Acquerello del Codice Romano Carratelli, fine XVI secolo. All’epoca esistevano due colonne

Capo Nao o Capo Colonna, come è attualmente denominato, si colloca in un’area extra urbana della colonia achea di Kroton, fondata da Myskellos negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C. L’attuale parco archeologico si estende su di una area di circa 40 ettari e la sua storia affonda nel mito legato a Ercole e alla vicenda del furto delle vacche di Gerione. Il semi-dio per espiare l’uccisione di Kroton fece voto a Hera preannunciando la fondazione della colonia crotonese. L’area sacra all’interno del temenos, delimitato da mura in opus quadratum e reticulatum oltre che caementicium, è costituita da più edifici organizzati ai lati della via sacra tra i quali il santuario principale di Hera, il katagogion o albergo per i pellegrini, l’hestiatorion ovvero l’edificio per i banchetti, due edifici non ancora identificati e definiti edificio B e J, case di età ellenistico-romana, fornaci, termeed altre strutture di case di età imperiale. La colonna dorica attualmente visibile, riferibile proprio al tempio dedicato ad Hera Lacinia, è l’ultima rimasta delle due che ancora ai tempi del Gran Tour era possibile ammirare; l’altra cadde definitivamente a terra a seguito di una scossa di terremoto. Inoltre, alcuni interessanti cippi votivi, ritrovati nell’area del santuario, testimoniano le vicende di alcuni personaggi crotonesi dei secoli VI e V a.C. Alterne furono le vicende di questa area sacra particolarmente ricca e nota in tutto il Mediterraneo, e videro protagonisti celebri figure e popolazioni, da Dionisio I ai Cartaginesi, da Pitagora a Milone. Anche Annibale provò ad appropriarsi di alcuni tesori custoditi nel tempio di Hera, ma la leggenda narra che fu dissuaso in sogno dalla dea stessa. Dedotta la colonia romana nel 194 a.C., a seguito di una fase di declino, il santuario fu spogliato da Q. Fulvio Flacco nel 173 a.C. per completare un tempio in Roma. L’atto sacrilego fu censurato dal Senato stesso e almeno parte di quanto smantellato fu restituito. Anche i pirati, nel 72 a.C., prima di venire sconfitti definitivamente da Pompeo, saccheggiarono l’area sacra trafugando fra gli altri tesori anche il famoso quadro del pittore greco Zeusi che ritraeva Elena, la più bella donna di tutta la Grecia.

Oggi il sito vede la presenza anche di un museo che raccoglie interessanti resti dell’area sacra, di navi, di ancore e di vasi per il trasporto delle merci. Quel traffico mercantile che è stato appunto la premessa necessaria per la scoperta di nuove e remote terre da colonizzare, tanto a ovest che a est della Grecia.

di Doina Ene – storica dell’arte