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Palermo, scrigno della cultura UNESCO

Nel 1061 un drappello di cavalieri cattolici mosse dalle Puglie per riconquistare alla cristianità la Sicilia che da più di duecento anni subiva dominio musulmano. Così i Normanni guidati dai duchi Roberto e Ruggero, investiti da Papa Niccolò II, dopo trent’anni di cruenti battaglie e snervanti assedi portarono a termine questa missione politico-religiosa. Non fu una facile conquista e ancor più difficile sarebbe stato mantenere il potere in un territorio sottomesso i cui abitanti, di cultura diversa, professavano una religione ostile. Da qui l’intuizione di Ruggero di praticare una politica di massima tolleranza nei confronti dei musulmani finalizzata al consolidamento della dinastia.

Meritata fu l’attenzione del normanno verso la cultura musulmana che allora spiccava rispetto a quella cristiana, quest’ultima compressa dall’immanenza religiosa, nelle scienze e nelle arti. Per tale ragione i “barbari” normanni colsero al volo tale opportunità e animati da uno spirito di condivisione delle eccellenze tra le due culture diedero vita ad una nuova filosofia: quella arabo-normanna.

Testimonianza tangibile dell’integrazione religioso-culturale tra i due popoli rimangono i monumenti arabo-normanni entrati a far parte del patrimonio UNESCO nel 2016.

Oggi l’artista Catia Sardella nei suoi dieci diari di viaggio, attraverso immagini e parole, ha voluto celebrare questo riconoscimento che l’UNESCO ha attribuito ad un’opera monumentale per le sue caratteristiche di unicità e bellezza e per il messaggio subliminale di fratellanza e condivisione tra popoli. I suoi taccuini rispecchiano il suo desiderio di ricerca e traduzione della convivenza di queste due realtà. Interpretazione originale e spontanea di un suo sentire, trasposta nell’illustrazione di ciò che nell’osservazione la coinvolge.

L’esposizione curata da Salvatore Randazzo e Francesco Romano è ospitata a Palermo presso Maravigghia Cultural &Tourism Hub sito in via Giovanni Meli, 53, con inaugurazione il giorno 8 settembre 2023 alle ore 18.00.

Testo di Giancarlo Manfre’ – Illustrazioni di Catia Sardella

Giancarlo Manfre'

Giancarlo Manfre'