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Marrakech e Essaouira.  Un taccuino di viaggio tra suk e palazzi, tra musica e colori, tra profumi e sapori, dove tutto resta un po’ misterioso

Marrakech, un tempo città imperiale, ha un patrimonio millenario su cui svetta il minareto moresco della moschea della Koutoubia, uno dei simboli della città. Palazzi, giardini, moschee trovano la loro sintesi nella piazza Jeman El-Fna, luogo di ritrovo con cantastorie, musicisti, indovini e tanti caffè. La sera la piazza si illumina e non vorresti mai andare a dormire. Un vero teatro all’aperto! Ma a Marrakech tutto è vivo e dinamico. Tutto è sorprendente. Almeno così è stato per me!

Le Medine sono luoghi misteriosi e affascinanti. La Medina di Marrakech, come quella di Fez, Essaouira e Tetouan, è patrimonio dell’Unesco. È il cuore pulsante della città con bazar, souk, riad, musei e terrazze di caffè. Nei mercati le bancarelle di spezie sono coloratissime: rosso di paprika, beige di cumino, giallo di curcuma dai forti odori. E poi le stoffe, i tappeti, gli arredi. Mille e mille colori che saziano lo sguardo!

La cucina marocchina è ricca e varia, espressione del patrimonio culturale del paese, miscela di tradizioni berbere, arabo-andaluse e ebraiche. I prodotti sono speciali: spezie come lo zafferano, detto l’oro rosso, l’olio di oliva, il miele, l’acqua di fiori d’arancio, l’olio di argan. Tra i piatti il cous-cous, tajine, pastilla, mrouzia, rfissa e molti altri ancora, dolci compresi.

Le Jardin Majorelle è un insieme di giardini progettati dall’artista francese Jacques Majorelle nel 1931, durante il periodo coloniale, ispirato ai giardini marocchini. Il giardino è un’opera d’arte vera e propria, un’opera vivente con piante esotiche, laghetti, fontane, viali e vasi in ceramica. Nel 1937 l’artista creò il blu majorelle, un blu oltremare/cobalto con cui dipinse la casa e il giardino.

Nel 1980 Yves Saint Laurent e Pierre Bergé comprarono il giardino e ribattezzarono la casa Villa Oasis. Nel roseto della Villa sono state disperse le cenere di Yves Saint Laurent. LOVE è il tema che ha ispirato il grande stilista francese per la realizzazione di centinaia di manifesti esposti nel museo della Villa. Sono disegni pieni di colori, a volte sorprendentemente fanciulleschi.

Essaouira è un antico villaggio berbero a 180 chilometri da Marrakech, chiamata la “perla dell’Atlantico”. Fondata ai Cartaginesi, è patrimonio dell’Unesco. È conosciuta anche come Mogador, la “ben disegnata”, ed è delimitata da un muro in stile Vauban con le sue torri-bastione. La sua kasbah è suggestiva come il resto della città. Ricca di cultura e di arte. Ho trovato la sua atmosfera leggera e romantica. Il mare, i vicoli bianchi, i tanti giovani che affollano le strade… e la musica durante il Festival Gnaoua. Bellissima!

La Medina di Essaouira è protetta dalla Skala de la Kasbah, fortificazione seicentesca che si affaccia sul mare, che fu progettata da ingegneri europei. Lo sguardo sull’Oceano rende questo luogo molto suggestivo. Passeggiando si arriva al porto, affollato di barche e di marinai. Vicino c’è il mercato del pesce, dove si può gustare il pesce e i frutti di mare pescati durante la notte.

Ogni estate Essaouira si immerge nella musica afro-maghrebina, che oggi si fonde con jazz, rock e musica contemporanea. Una musica ipnotica e misteriosa. Le strade sono piene di sfilate folk, di musica e colori. Discendenti dagli schiavi dell’Africa occidentale, gli Gnaoua sono mossi da un sentimento di fratellanza con il loro culto. I “maalem”, maestri cerimonieri del culto, accompagnati dal suono del “sintir”, un basso a tre corde, dal battito dei “crotales”, nacchere metalliche, e dai tamburi di pelle di capra, intonano litanie ossessive tra sacro e profano con canti in arabo dialettale.

Le maschere di cartapesta nelle sfilate folk che precedono il Festival Gnaoua. E i tamburi di pelle di capra.

Il Marocco è ricco di Hammam, dove si celebrano veri e propri rituali di bellezze. Si utilizzano henné, acqua di rose, sapone nero, olio di argan, ghassoul per purificare la pelle. L’acqua di rosa è un’icona della cosmesi tradizionale marocchina. Ci sono interi villaggi che si dedicano alla coltivazione delle rose. Inoltre in Marocco c’è un grande consumo di buonissimi succhi di fico d’India.

In Marocco l’artigianato del legno è molto importante. Non solo oggetti di piccole dimensioni, il talento degli artigiani si esprime nella realizzazione delle porte che, soprattutto nelle zone della Medina, sono tutte diverse e magnifiche. Le porte sono il vero baluardo della riservatezza della vita dei marocchini, molto attenti alla salvaguardia della loro sfera più intima.

di Cristiana Pumpo – giornalista, sketcher e watercolorist

Cristiana Pumpo

Cristiana Pumpo

giornalista professionista, vive e lavora a Roma. Da sempre ama scrivere e disegnare, per questo si definisce una “sketchreporter”. Appassionata di taccuini di viaggio, ha realizzato, tra gli altri, taccuini sul Marocco, Gerusalemme, Sri Lanka, Appia Antica, Ischia, Ventotene, Turchia. Nel 2019 il suo taccuino scritto e disegnato in un centro di accoglienza di bambini di strada alla periferia di Nairobi (Kenya) ha ricevuto la menzione speciale da parte della Giuria del Premio Andrea Cocco, nell’ambito della manifestazione internazionale Matite in Viaggio. Ha scritto i libri “Maria Grazia Cutuli” (Ali&no Editrice), dedicato alla giornalista del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan nel 2001 (il libro ha vinto il premio nazionale di saggistica “La Pavoncella”) e “Ventotene, Scoglio d’Europa” (Tab Edizioni), un racconto di disegni acquerellati e parole che illustra la storia dell’isola dove nacque il “Manifesto di Ventotene – Per una Europa libera e unita”. È inoltre co-autrice delle guide storiche "Latina, la città e il suo territorio" e "Latina, città del Novecento".View Author posts