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Tra dervisci e pinnacoli

Ci troviamo lungo il cammino per la Cappadocia, alla ricerca di qualcosa per cui vale veramente la pena attraversare la vasta Turchia e raggiungere il cuore dell’Islam. Se cerchi, se preghi, se aspetti, se hai pazienza – e se non ce l’hai devi trovarla! – arriva la fede, o meglio arrivano i dervisci. Un forte colpo di fulmine e tuona il fato, scaraventandoti davanti a loro in una dimensione onirica in cui ogni nervosismo di viaggio svanisce. Iniziano a volteggiare come tornado, senza sosta, sempre più veloce, quasi costringendo chi li osserva a chiedersi a cosa possa portare tale frenesia. La risposta non viene dalla loro voce ma dai panneggi sinuosi delle loro gonne lunghe.

È una danza sacra attraverso la quale questi uomini devoti perdono consistenza diventando aria per trasformarsi in vento e liberarsi di tutto ciò che è terreno. Il Semà dei Sufi, detto anche “la danza dell’estasi”,  simbolizza l’ascesa spirituale, un viaggio mistico dall’essere a Dio,  in cui l’essere si dissolve ritornando poi sulla terra. È una danza altamente emblematica e spirituale, l’espressione della realtà divina e della realtà fenomenica, in un mondo in cui tutto, per sussistere, deve ruotare come gli atomi, come i pianeti in orbita attorno al sole, come il pensiero.

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di Paolo Ferraina – fotografo