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I volti della sapienza.  Dosso e Battista Dossi nella Biblioteca di Bernardo Cles

Tra la fine del 1531 e i primi mesi del 1532 Dosso Dossi con l’aiuto del fratello Battista è impegnato nella decorazione della biblioteca del principe vescovo Bernardo Cles nel Magno Palazzo del Castello del Buonconsiglio di Trento. Per la sala che doveva ospitare la preziosa e ricca collezione di libri antichi del cardinale trentino il Dosso pensa ad una decorazione imponente. Sulle pareti realizza affreschi (in gran parte perduti) mentre per i cassettoni del soffitto dipinge una serie di diciotto dipinti su tavola di abete rosso raffiguranti saggi, filosofi e oratori dell’antichità. Un ambiente meraviglioso che Mattioli, medico di corte, paragona nel poema che pubblica nel 1539 sul Magno Palazzo, a Sistina di Michelangelo e alla loggia di Psiche di Raffaello a villa Chigi, oggi villa Farnesina.

Tavola di Dosso Dossi
Donato Bramante, Eraclito e Democrito1486 ca, Milano, Pinacoteca di Brera

Sono proprio le tavole restaurate e le immagini dei sapienti, filosofi e saggi, a partire dall’arte antica, il filo conduttore della mostra che inaugurata il 30 giugno al Castello del Buonconsiglio di Trento intitolata “I volti della sapienza. Dosso e Battista Dossi nella Biblioteca di Bernardo Cles” visitabile fino al 22 ottobre 2023. Una straordinaria opportunità di vederle per la prima volta da vicino grazie allo smontaggio e restauro, e di conoscere le numerose vicissitudini che hanno interessato queste opere.

Tavola di Dosso Dossi

Nel marzo del 1813 le diciotto tavole, dopo essere state tolte dal soffitto della Libraria clesiana, vennero portate, per volere del prefetto dell’Alto Adige Filippo Dalfiume, nell’Imperial Regio Ginnasio Liceo di Trento (oggi il Liceo Prati). Nel 1922 il soprintendente Giuseppe Gerola le fece riportare in castello ma ne trovò solo dodici, sei andarono perdute tra il 1813 ed il 1896. Il restauro condotto dalla ditta Enrica Vinante, concluso lo scorso maggio, ha riportato all’antico splendore questo magnifico ciclo pittorico.

Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, Ritratto di Pietro Antonio Mattioli 1533, Genova, Palazzo Rosso, Gallerie Brignole

La mostra, curata da Vincenzo Farinella e Laura Dal Prà, vede esposte un centinaio di opere tra sculture, stampe, volumi e dipinti come il celebre quadro raffigurante Eraclito e Democrito di Donato Bramante proveniente dalla Pinacoteca di Brera, i busti in marmo di Omero e Cicerone concessi in prestito dai Musei Capitolini di Roma e dagli Uffizi, le due magnifiche tele del Dosso provenienti dal museo canadese Agnes Etherington Art Centre e dal museo americano Chrysler e ancora opere del Moretto, Salvator Rosa, Andrea Pozzo, Mattia Preti, Luca Giordano, Vincenzo Grandi, Albrecht Duerer e Josè de Ribera.

Andrea Pozzo, Eraclito e Democrito, 1665 – 1681, Milano, Castello Sforzesco
Dosso e Battista Dossi, Maga astrologa, 1520-21, Ajaccio, Palais Fesch – Musee des Beaux Arts

Le tavole sono quindi messe a confronto da una parte con dipinti aventi lo stesso soggetto ma realizzati da altri pittori, dall’altra con opere di Dosso Dossi e di Battista eseguite poco prima o poco dopo gli anni di attività a Trento: ciò per mettere a fuoco il problema della collaborazione dei due fratelli. Infine, anche in collegamento ideale con l’identità dei Sapienti dosseschi, il percorso si sviluppa a partire da una preziosa serie di busti raffiguranti filosofi e scienziati del mondo antico per poi comprendere capolavori del tardo Cinquecento e del Seicento quando le immagini dei più illustri sapienti organizzate in veri e propri cicli conosceranno un grande successo. Fama che darà vita ad un vero e proprio fortunatissimo genere iconografico, arricchendo raccolte e collezioni private e assecondando la cultura erudita dei committenti del tempo.

Bartel Bruyn, Ritratto del cardinale Bernardo Cles,1531, Roma, Palazzo Corsini

Immagine in copertina: Tavola di Dosso Dossi