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Homo sum. Mario Benedetto in mostra a Lodi

La Fondazione Banca Popolare di Lodi presenta, nello spazio Tiziano Zalli di Bipielle Arte, dal 10 giugno al 3 luglio,  la mostra di Mario Benedetto dal titolo “Homo Sum”, curata da Vera Agosti e patrocinata dal Comune di Lodi, dal Comune di Scilla, dal Museo della Permanente di Milano e dall’Associazione Liberi Incisori.

Oltre settanta opere fra dipinti ad olio, disegni, incisioni e Accept-painting raccontano di una figurazione moderna, immediata e incisiva tanto nel segno quanto nelle soluzioni cromatiche; una pittura che arriva direttamente al cuore perché spontanea nella forza delle immagini e che prende spunto dall’interesse dell’artista per l’umanità in tutte le sue espressioni e dal fortissimo legame che ha da sempre con la sua terra di origine, la Calabria, non tanto intesa come paesaggio ma come territorio espressione di valori, di vita vissuta, di storie pubbliche e private.

Pittore e scultore di grande tecnica, Mario Benedetto si concentra volutamente solo sulla sua attività pittorica e figurativa dagli anni Settanta ad oggi. La narrazione del suo procedere ha come punto di partenza le storie dei suoi personaggi dipinti, incisi o disegnati, rivelatrici di pensieri, sentimenti, sogni, delusioni e gioie. Il titolo stesso della mostra, Homo sum (Sono un uomo), è l’abbreviazione della frase latina Homo sum, humani nihil a me alienum puto, ovvero Sono un essere umano, niente di ciò che è umano mi è estraneo, utilizzata da Terenzio nella sua commedia “Heautontimorumenos” (Il punitore di se stesso, v. 77) del 165 a.C. La curatrice, Vera Agosti,  sottolinea come per l’artista tale citazione esprima l’interesse per tutto ciò che riguarda l’umanità, ed è basilare nella sua ricerca, avulsa da finalità politiche, per abbracciare un umanesimo glorioso e lirico, spesso raccontando le storie degli umili o dell’uomo della strada. Proprio la necessità impellente e urgente della narrazione spinge l’artista al ricorso continuo alla figurazione, per essere compreso in una maniera il più possibile immediata ed efficace.

Uomini o donne, giovani o anziani. Nei volti, negli sguardi, nelle posture e nei gesti di tutti loro si legge chiaramente quella che è la loro storia: attraverso i suoi personaggi Mario Benedetto, nato nel 1947 a Scilla (RC), racconta semplicemente l’esistenza così com’è nella sua trasparenza, nella sua crudezza, e lo fa attraverso l’intensità del lavoro pittorico che riflette la passione e il sentimento che lo legano a quelle storie, a quei volti, a quei territori, che lui conosce bene perché li ha visti e vissuti.

Il nucleo maggiore delle opere esposte sono oli su tela, alcuni anche di grandi dimensioni. Lavori fortemente contemporanei capaci di trascinare dentro la narrazione iconica l’osservatore: sia che si tratti di antiche storie di braccianti (La terra ai contadini, 1985), o di emigranti che arrivano al Nord in cerca di fortuna (Storia segreta di una scatola Ace, 1981); sia che si tratti di giovani ragazze messe sotto scacco dalla moderna tecnologia (Ragazze con cellulare, 2017) o di tragedie e tensioni sociali della nostra storia più recente (Spiaggiato, 2018).

Il pensiero creativo e le emozioni di Mario Benedetto vengono sostanziate da una tessitura cromatica forte, dal colore sapientemente usato per dare consistenza agli elementi compositivi, nonché dall’attenzione che l’artista pone alla luce per avere sempre una lettura piena dell’opera, anche quando il colore non c’è e la storia è narrata in bianco e nero. La scelta di dare al racconto pittorico il ruolo predominante nella narrazione non è certo casuale, ma nasce dalla volontà di Mario Benedetto di mettere il visitatore al centro di un grande affresco di vita fatto di tante storie, dove chi osserva è libero di scegliere da dove iniziare.

Completano la mostra alcuni disegni a tecnica mista, che mostrano il valore assoluto del disegno nel processo creativo di Mario Benedetto, diverse incisioni, oltre a sette Accept-Paintings, collages realizzati nell’ultimo decennio dove convivono grafica, disegno, pittura e fotografia. Opere realizzate con materiali di recupero che si sovrappongono uno sull’altro per letture molteplici, dove le parole completano il piano compositivo e cromatico facendo emergere in maniera ironica e critica il pensiero dell’artista su alcuni dei personaggi più importanti del mondo culturale, politico e sociale: fra questi  Don Tonino Bello, dichiarato venerabile da Papa Francesco nel novembre del 2021, Anna Politkovskaya la più famosa giornalista russa che ha pagato con la propria vita la ricerca delle verità, e Nicola Gratteri, magistrato che combatte a viso aperto per rendere libera la sua terra dalle mafie e dalle ingiustizie.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da La Serigrafica Arti Grafiche srl, con testi di Vera AgostiMarzio Dall’AcquaMarco Fiori, oltre a due estratti critici di Robin Lehleitner ed Emidio Di Carlo.