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Marconi, la Marina Militare e La Spezia

L’uomo è un animale sociale e ha bisogno di comunicare con gli altri; anzi, la comunicazione con i suoi simili è ciò che lo distingue dagli altri esseri viventi: gli ha permesso di tramandare le conoscenze e quindi il progresso. Condividere esperienze, emozioni e informazioni è necessario all’uomo per la sua stessa sopravvivenza ed è ciò che gli ha consentito di vincere e domare specie animali ben più forti e dotate di lui a livello fisico. Proprio questa esigenza di comunicazione ha portato l’uomo a sviluppare una lingua comune, un alfabeto scritto e a cercare modi per trasmettere le proprie scoperte nel tempo e nello spazio. Nel tempo, attraverso il racconto e la scrittura, cioè due modi semplici per mantenere memoria delle scoperte e delle esperienze di ciascuno affinché potessero aiutare altri a non ripetere gli stessi errori; nello spazio, attraverso sistemi di trasmissione del suono che raggiungessero distanze sempre maggiori. E così ha scoperto che mettendo le mani intorno alla bocca il suono arrivava più lontano, ha inventato il tam tam con i tronchi d’albero cavi, i segnali di fumo, i piccioni viaggiatori, le torri di segnalazione, i telegrafi ottici…. sistemi sempre più affidabili, veloci e a maggiore portata. Tempo e spazio.

Tasto Morse
Tasto Morse
Oscillatore tipo S. Bartolomeo
Oscillatore tipo S. Bartolomeo

Nel XIX secolo il problema del tempo e dello spazio sembrò risolto con l’invenzione di Morse, il telegrafo elettrico, che sfruttava un filo elettrico e un codice fatto di sequenze di impulsi brevi e lunghi per trasmettere un testo a grandi distanze. La trasmissione dei testi avveniva per invii successivi da un centro telegrafico a un altro e poteva impiegare diverse ore per raggiungere il destinatario dopo una serie di passaggi che li rendeva soggetti a errori umani – dovuti all’abilità degli operatori e alla loro conoscenza di lingue straniere –, e tecnici, dall’efficienza delle macchine all’integrità delle linee.

Coherer
Ricevitore a coherer, rivelatore di onde elettromagnetiche, inventato da Marconi. Costituì l’organo ricevente del primo apparato radiotelegrafico

Ma se il problema poteva considerarsi risolto su terra, malgrado i costi enormi per la stesura dei cavi fino ad ogni ufficio postale sparso sul territorio, rimaneva assolutamente intatto in alto mare, dove i cavi sottomarini riuscivano a collegare i continenti e le isole ma non le navi. Quando una nave lasciava il porto, infatti, poteva rimanere in contatto attraverso le stazioni telegrafo e segnali costiere, almeno finché era a portata ottica. Nel caso di una nave militare, una volta allontanatasi dalla costa, il servizio veniva svolto da piccole navi veloci, gli “avvisi”, che in presenza di una formazione navale facevano la spola tra la terra e l’alto mare, più raramente in presenza di navi singole. In alto mare però ogni nave o formazione navale rimaneva isolata da terra finché non si riavvicinava alla costa, anche all’estero, e giungeva in vista di una stazione segnali o telegrafo costiere. Potevano passare anche giorni o settimane, durante i quali la nave rimaneva all’oscuro di quanto accadeva a terra, così come non poteva informare di eventuali problemi intervenuti a bordo: epidemie, guerre, ammutinamenti, avarie, che potevano costare la perdita di vite umane, delle stesse navi e di capitali. Un problema pertanto molto sentito dalle Marine di tutto il mondo, militari o mercantili che fossero.

Zone telegrafiche originali
Zone telegrafiche originali

Non è un caso infatti se il progetto presentato nel 1896 da Guglielmo Marconi al Ministero delle Poste italiano era stato bocciato malamente,  mentre aveva catturato l’attenzione del Post Office britannico, diretto non da un burocrate ma da uno scienziato come William Preece. La trasmissione a distanza di un segnale senza l’utilizzo di un mezzo fisico, il wireless, era infatti allo studio da tempo in tutto il mondo e molti scienziati erano riusciti nell’impresa di trasmettere via aria un “segnale”, Righi, Branly, Popoff, Tesla, Lodge, Braun, Edison, lo stesso Preece; ma mancava un ultimo passo per far diventare quel “segnale” una informazione, cioè non un “rumore” bensì un segnale che permettesse di comunicare un “dato” a distanza.

Marconi con la stazione ricevente - ph Roberto Besana
Marconi con la stazione ricevente – ph Roberto Besana

Guglielmo Marconi, un italiano di madre irlandese, era riuscito nell’intento! Attraverso apparati in massima parte commerciali, sfruttando l’alfabeto Morse, era riuscito a rimuovere l’ostacolo della distanza con semplicità, riuscendo a colmare l’assenza di comunicazioni con l’alto mare e consentendo addirittura il contatto diretto con le navi a terra e in mare senza spostarsi dal proprio ufficio.

Condensatori a bottiglia
Condensatori a bottiglia di Leyda per apparato trasmettitore sintonio tipo 1901

Guglielmo Marconi è un esempio unico, nella storia della scienza, di un giovane che senza una preparazione accademica certificata riesca a inventare, contro il parere degli scienziati affermati, uno strumento in grado di rivoluzionare la società e la vita delle singole persone. Oggi tutti noi portiamo addosso un sistema “wireless”, una radio, perché ciò che ci ostiniamo a chiamare “telefono cellulare” è di fatto un apparato radio sul quale funzionano diversi servizi, tra i quali anche quello telefonico.

Sale Marconi museo la spezia - ph Roberto Besana
Sale Marconi  nel Museo Tecnico Navale della Spezia – ph Roberto Besana

Nel luglio 1897, alla Spezia, il ventitreenne Marconi scrisse una pagina memorabile attuando il primo collegamento di radiotelegrafia navale della storia e mantenendo tale collegamento con una nave in mare ad oltre diciassette chilometri. Il primo messaggio trasmesso fu “quando intendete alzate intelligenza”, come si legge sulle zone telegrafiche impresse dalla stampante telegrafica posta sulla corazzata S. Martino, ormeggiata in arsenale, il 17 luglio 1897. Una data storica importante, l’inizio di una rivoluzione!

museo la spezia marconi
Sale Marconi  nel Museo Tecnico Navale della Spezia – ph Roberto Besana

L’arsenale della Spezia divenne il primo centro di produzione di radio in Italia: sull’isola Palmaria venne installata la prima stazione radio italiana e da lì a poco tutte le navi furono attrezzate con sistemi Marconi; quindici anni dopo, nel 1912, il Titanic poté trasmettere l’SOS grazie all’apparato radio di bordo, che fu ricevuto dalla radio di un altro mercantile che intervenne in soccorso. Poi, il 22 settembre 1918, il radiotelegrafo di Marconi superò in efficienza la telegrafia via filo, quando il messaggio inviato dall’Inghilterra all’Australia arrivò via radio con diverse ore di anticipo rispetto a quello via filo. Un’altra data importante, l’inizio dell’epoca della radio di cui oggi siamo tutti inconsapevoli schiavi.

museo la spezia guglielmo marconi
La vetrina del Museo Tecnico Navale della Spezia con la collezione di apparati marconiani più antichi al mondo – ph di Roberto Besana

Guglielmo Marconi e la radio hanno rivoluzionato il modo di vivere dell’intera popolazione mondiale, hanno annientato le distanze tra i continenti, hanno fatto sì che oggi chiunque possa parlare con tutti in qualunque posto del mondo; e non solo.

Il mio pensiero più felice è quello di aver dato ai naviganti l’unico strumento capace di annullare l’isolamento assoluto dell’alto mare che aveva mietuto vittime fin da quando, con l’aiuto della bussola, l’uomo ne aveva violato audacemente il mistero.”

(Guglielmo Marconi)

A cura di Roberto Besana

Testo di Silvano Benedetti,  ammiraglio (ris.) – Fotografie:  Museo Tecnico Navale della Spezia