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Pietro Maria Bagnatore (1548-1627), architetto, pittore e decoratore, protagonista della Controriforma a Brescia

In questo scritto analizzerò un dipinto poco noto al grande pubblico ma esemplificativo per comprendere la temperie culturale e artistica del periodo della Controriforma cattolica, ambito di cui mi sono occupato in altre circostanze per approfondire la pittura della bottega vicentina dei Maganza, operanti tra la seconda metà del Cinquecento e il primo quarto del secolo successivo: l’Uomo dei dolori e un angelo con gli strumenti della Passione, attualmente conservato presso la Pinacoteca Malaspina di Pavia.

Pietro Maria Bagnatore, Uomo dei dolori con angelo che regge gli strumenti della Passione – Pavia, Pinacoteca civica Malaspina

Innanzitutto vorrei spendere del tempo per presentare l’autore in questione, oggi abbastanza trascurato dalla critica, ma tutt’altro che marginale per lo sviluppo del linguaggio figurativo e architettonico del tardo Manierismo. Pietro Maria Bagnatore, nativo di Orzinuovi intorno al 1548-1550, morto a Brescia probabilmente nel 1627, è stato tra le personalità più eclettiche della Controriforma in Lombardia, noto soprattutto come architetto a Brescia ma attivo anche come pittore e scultore. La sua pittura è ispirata ai dettami della Controriforma: nonostante egli non fosse un artista originale, tuttavia, era abile nel colore. Dipinse pale d’altare, ritratti e si specializzò nella pittura ad affresco: tra i suoi ritratti merita di essere citato quello della nobildonna Alfonsina Gonzaga; nei Musei civici di Pavia è presente l’Uomo dei Dolori con angelo che regge gli strumenti della Passione, di grande pathos e profonda spiritualità. Il Bagnatore lavorò, oltre a Brescia, a Novellara e a Trento. Come architetto ebbe numerosi e prestigiosi incarichi, tra cui degni di nota sono il progetto per la nuova chiesa di Sant’Angela Merici e il Duomo Nuovo ( 1604-1611), entrambi a Brescia. Al Bagnatore risale il progetto per la monumentale fontana alla base della Torre della Pallata di Brescia. A Trento progettò Palazzo Fugger- Galasso; sempre a Brescia il Bagnatore eresse il Nuovo Monte di Pietà. Presso la Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia possiamo ammirare un ritratto di un uomo in armi, mentre all’interno del santuario di Santa Maria delle Grazie, sempre a Brescia,  è conservata una pala raffigurante l’Adorazione dei Pastori. Ricordato dal Lanzi e dal Fenaroli, l’artista merita una riscoperta tanto più che si sa veramente poco dal punto di vista biografico. L’artista di Orzinuovi, attivo prevalentemente a Brescia tra la seconda metà del Cinquecento ed il primo decennio del secolo successivo, risentì prevalentemente della lezione di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, tra i principali esponenti della straordinaria stagione del Rinascimento lombardo, unitamente al Romanino e al Savoldo. Altre componenti significative del suo lessico pittorico sono riferibili direttamente ai precetti della Controriforma cattolica di cui sarà imperniata la pittura devozionale lombarda del pieno Cinquecento:la pittura della realtà tanto decantata da Roberto Longhi nel corso del Novecento.  Lo stile figurativo espresso da Pietro Maria Bagnatore enuclea soprattutto i caratteri tipici dell’età di passaggio tra il Rinascimento e i nuovi fermenti del Seicento; trattasi di un linguaggio basato sulla chiarezza e sul pietismo che doveva stimolare la compassione dei fedeli che si apprestavano a ricevere gli insegnamenti propugnati dai grandi ordini religiosi della Controriforma, tra cui la Compagnia di Gesù, gli Oratoriani di San Filippo Neri e via discorrendo. Il dipinto di Pavia è molto interessante, soprattutto se ci riferiamo ad un pittore che non raggiunse mai l’eccellenza in ambito pittorico ma divenne famoso in modo particolare come architetto. L’Uomo dei dolori con l’angelo e gli strumenti della Passione è un olio su tela di cm 112,5 x 93; la sua datazione oscilla tra il 1585 e il 1595. L’opera è intrisa di un pathos molto intenso attraverso il quale l’autore mirava a stimolare la compassione dei fedeli con immagini che fossero in linea con i precetti imposti dal Cardinal Paleotti sul decoro delle pale d’altare e dei dipinti in piena Controriforma.

Nel descrivere accuratamente il dipinto, notiamo principalmente due figure sacre: a destra , il Cristo dolente, con le ferite sanguinanti sulle mani e sui piedi, che ha una postura a mò di statua classica e viene mostrato con le gambe accavallate e lo sguardo rivolto verso l’osservatore, seduto sul sepolcro dove compare sul lato esterno, in primo piano, un’iscrizione in latino che recita così: AB. HIS. QUI. DILIGEBANT. ME.; a sinistra, l’angelo con gli strumenti della Passione. La figura patetica del Cristo piagato, che enumera tutti i supplizi che ha subito e le ferite ricevute, è la trasposizione iconografica ricavata dai racconti della Passione contenuti nei vangeli canonici, di cui può essere considerato un riassunto visivo e anzi presuppone un intento didattico e mnemonico; Gesù indossa il perizonium (linteus), detto Santo Panno  indossato da durante la Crocifissione, indumento intimo descritto nel vangelo apocrifo di Nicodemo. L’angelo, vestito con un mantello verde sopra una tunica bianca, sorregge la croce del Golgota: colpisce moltissimo il fatto che questa figura angelica – se lo confrontiamo con l’immagine del Cristo dalla resa anatomica più precisa e dettagliata – mostri invece una fattura più semplice e per così dire compendiaria, ravvisabile soprattutto sia nel volto che nelle braccia che reggono la croce.

Durer, Xilografia dell’Uomo dei dolori tratta dalla serie della grande Passione

Dal punto di vista cromatico e chiaroscurale, i personaggi emergono in primo piano attraverso colori tenui e tersi e sono modellati da un morbido chiaroscuro, mentre un sottile fascio di luce proveniente da destra delinea i contorni delle figure. Gli altri strumenti della Passione di Cristo, quali i chiodi, la corona di spine, la lancia e la spugna e i flagelli rientrano a pieno, dal punto di vista iconografico, nella canonica rappresentazione dell’Uomo dei dolori, che tanto successo riscontrerà nell’arte del Rinascimento. L’evidenza scultorea del Cristo sul sepolcro deriva dalla maniera del più importante artista del Rinascimento, ovvero Michelangelo Buonarroti, le cui opere sono state studiate attentamente dal Bagnatore durante il suo soggiorno romano avvenuto nel 1566 per approfondire la conoscenza del disegno e dell’architettura agli ordini di Alfonso Gonzaga di Novellara. I precedenti iconografici del dipinto di Pavia sono ravvisabili in due opere del Cinquecento: in primis, una xilografia del grande artista tedesco Albrecht Durer, tratta dalla serie della Grande Passione; il secondo esempio è rintracciabile nel capolavoro del Moretto, il grande dipinto raffigurante Cristo e l’angelo della Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia ( 1550).

Moretto, Cristo e l’angelo, 1550 – Brescia , Pinacoteca Tosio-Martinengo

di Francesco Caracciolo – storico dell’arte

 

 

 

 

Autore

  • Francesco Caracciolo (Maddaloni, Caserta, 1978), è professore di ruolo in Storia dell'Arte presso l’Istituto Superiore Statale “Bartolomeo Montagna” di Vicenza . Si è laureato nel 2002 all'Università degli Studi di Napoli "Luigi Vanvitelli". Ha frequentato la Scuola di Specializzazione per la Formazione degli Insegnanti della scuola secondaria di II grado dell'Università della Calabria e successivamente ha iniziato a insegnare nella provincia di Vicenza. Nel 2023 ha conseguito la laurea triennal...

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