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There You Are. Il padiglione bulgaro alla Biennale di Venezia

La Bulgaria partecipa alla 59^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con il progetto There You Are di Michail Michailov, curato da Irina Batkova. Il padiglione è sostenuto dal Ministero della Cultura della Bulgaria, è prodotto dalla Galleria Nazionale della Bulgaria con il commissariato di Iara Boubnova, e ha il patrocinio di Iliana Yotova, vice presidente della Repubblica di Bulgaria.

Il padiglione della Bulgaria alla Biennale d’Arte di Venezia 2022 (ph Kalin Serapionov)
Iаra Boubnova, commissario della Galleria Nazionale della Bulgaria – Sofia (ph Kalin Serapionov)
Ilijana Iotova, vice presidente della Repubblica di Bulgaria

Michail Michailov è un artista che opera attraverso performance, disegni, video, sculture, installazioni attraverso le quali crea territori di meditazione in cui lo spettatore comprende aspetti impensati dell’esistenza. Il progetto There You Are esplora la dimensione dello Spazio Ravà per ridisegnarne i dettagli visibili e invisibili che compongono l’interno espositivo nel contesto del corpo e del suo rapporto con lo spazio vitale.

Bulgarian Pavilion (ph Kalin Serapionov)
Bulgarian Pavilion (ph Kalin Serapionov)
Bulgarian Pavilion (ph Kalin Serapionov)

Seguendo la geometria delle stanze, i mobili montati lungo le pareti, così come i dettagli architettonici, Michail Michailov conquista gli spazi liberi sotto e tra di essi e colloca i disegni della serie Dust to Dust in oggetti tridimensionali simili ai mobili stessi per forma e proporzioni, la cui presenza crea allo stesso tempo un ambiente sia minimalista che assurdo. Questa serie, iniziata dall’artista 8 anni fa, ha vinto il primo premio alla mostra Drawing Now di Parigi nel 2018. Michail Michailov così spiega il suo interesse di ricerca per le tracce dell’esistenza umana raffigurate in Dust to Dust : «Dipingo la polvere, le macchie, le particelle di plastica inutili e la muffa che si accumulano nel mio studio. Cose causate sia dalla mia stessa esistenza sia da quella delle persone intorno a me. Tutte cose che vorremmo non vedere e preferiamo rimuovere o nascondere. Il processo di disegnare richiede quasi il tempo necessario affinché questo materiale si crei da solo. Cercando una risposta alla domanda: qual è il senso della vita? mi rendo conto di quanto sia relativa la nostra risposta. Altrettanto relativo è lo sguardo dell’osservatore che spesso, guardando i miei quadri, difficilmente distingue tra la polvere reale e la polvere dipinta».

Michail Michailov, Details from the series from Dust to Dust, 2022(ph  Lisa Rastl)

I tenui accenti di colore dei rifiuti dell’uomo raffigurati sono presentati nel mezzo del colore bianco, elemento predominante delle mostre di Michail Michailov. Il camice medico bianco, caratteristico delle sue esibizioni, spersonalizza il corpo mentre i gesti dell’autore generalmente nascondono il suo volto, parte dell’identità umana. In questo modo, lui stesso diventa solo un elemento del ciclo umano in un macrocosmo di nascita e morte, in cui, limitati dal tempo della nostra esistenza, non possiamo ottenere risposte alle innumerevoli domande che ci poniamo.

Cleaning pedestals, 2020 (ph Hannes Anderle)
The artist in his studio, 2021 (ph Hannes Anderle)

«Credo che un nuovo modo di pensare, nuove percezioni ed esperienze possano condurci passo dopo passo alla risposta alla domanda fondamentale su chi siamo veramente. Spesso mi chiedo cosa sia reale e cosa no o cosa abbia senso e cosa no. Cosa rende qualcosa “importante”. In questo contesto anche io mi chiedo cosa abbia effettivamente valore e perché. Il pensiero è in evoluzione continua, non può rimanere fermo. Si deforma costantemente come una gomma. Lo immagino come una massa bianca che può essere spezzata, che può essere allungata, che è a volte morbida, a volte dura, e a volte solo una bolla che prima o poi scoppierà. La domanda è: dove si trova in queste bolle il nostro Sé, chi siamo e chi non siamo? Quando siamo attaccati agli oggetti e ai ricordi, pensiamo per un momento di sapere come funzionano le cose. Ma il tempo non è immutabile e le cose cambiano; quindi, è sempre importante rimanere svegli per poter riconoscere il nuovo.»

Self-brainwashing, exhibition view, +359Gallery, Sofia

«Nel progetto “There You Are”, la sintassi è in fase di disintegrazione, i legami che posizionano le parti del discorso e gli elementi visivi artistici della narrazione sono separati dallo spazio vuoto bianco delle pause, e questo crea uno spazio astratto per parole e oggetti, dove ognuno può andare dentro se stesso e interpretarlo come lo sente. Il minimalismo illusorio della mostra è pieno di dettagli che provocano il pubblico a giocare con loro mentalmente e fisicamente, cercando così di capire il loro scopo e utilizzarli. La loro stranezza e l’apparente insensatezza aprono i sensi alle analogie con la stranezza e l’insensatezza nelle nostre vite. Il silenzio della mostra è simbolico perché rappresenta un’altra dimensione in cui le persone cercano il proprio angolo dove aggrapparsi fisicamente e sentirsi al proprio posto, protetti, fuori dalle dinamiche aggressive della realtà. E questa è solo un’esperienza momentanea, perché le sfide che il mondo ci presenta fanno eco al destino e al pensiero di ognuno di noi; nessuno è al sicuro dai colpi di scena inaspettati della vita, e l’ansia della ricerca di un senso ci raggiunge ugualmente e ci mette ironicamente nella posizione di “There you are”.»

Self Brain Washing. Performans Opening (ph Vladimir Iliev)

«Questo metodo sviluppato negli anni di tracciamento dell’accumulo quotidiano di spazzatura umana misura simbolicamente il tempo trascorso in una vita. Questo è uno degli aspetti distruttivi dell’esistenza del nostro habitat come specie e allo stesso tempo vuol essere una sfida alla nostra azione costante per distruggerlo. I corpi bianchi geometrici inclusi nella mostra, simili a piedistalli da museo su cui sono agganciati spazzole, manici di scopa e pezzi di aspirapolveri, mantengono lo spazio di There You Are in una tensione continua di presenza e assenza. La sporcizia virtuosamente dipinta e trasformata in un’opera d’arte e le sculture surrealistiche costruiscono la ricerca metaforica incessante del senso del trascorrere della quotidianità».

L’idea della ripetizione senza inizio e fine è incorporata nella serie visiva Just Keep on Going, anche essa presentata parzialmente nell’esposizione. Vengono mostrate azioni cicliche il cui senso si nasconde nel movimento stesso e non nel risultato finale causato da esso. Catturano l’interazione dell’artista con un ambiente di vita distopico immaginario e il suo costante sforzo per dominarlo.

Video still from just keep on going#13, video 7min, loop, 2021

La finestra più grande dello Spazio Ravà con una piacevole vista sul giardino in There You Are, è nascosta dall’installazione Headspacing. Si tratta di una struttura che permette solo una visuale dall’esterno verso l’interno attraverso un’apposita apertura in cui l’osservatore deve appoggiare la testa. L’unico modo per l’artista di far parte fisicamente della propria mostra è durante l’esibizione, all’apertura del padiglione. La sua visione attraverso l’Headspacing rappresenta simbolicamente la riflessione dell’artista sullo spazio appena creato pieno di figure mentali. Questa riflessione è alla base del ponte fenomenologico che ci permette di passare dall’interpretazione di una particolare opera d’arte alla ricerca della verità ontologica fondamento dell’impulso della creazione dell’arte.

Bulgarian Pavilion (ph Kalin Serapionov)
Bulgarian Pavilion (ph Kalin Serapionov)

Michail Michailov è nato nel 1978 a Veliko Tarnovo, Bulgaria, vive e lavora a Vienna e Parigi. Dopo aver studiato Arte, ha lavorato per alcuni anni con il gruppo artistico Gelitin. Oltre a numerose residenze e premi, ha ricevuto il Drawing Now Paris Art Award 2018. Michailov sfrutta la sua formazione classica in Belle Arti come base per un lavoro critico, sperimentale e basato sui processi esplorando i temi attorno agli ideali di perfezione e alle questioni dell’esistenza.

Mihail Mihaylov

Irina Batkova è una poetessa e curatrice indipendente, vive e lavora a Sofia. Le sue aree di ricerca sono varie ma si concentrano all’incrocio tra arte contemporanea e design, architettura, performance, video e pratiche dei nuovi media. Ha curato una vasta gamma di mostre, in sedi tra cui l’Arsenale di Sofia – Museo di Arte Contemporanea; Il Museo Statale di Arte Orientale, Mosca; Cisterna Basilica, Istanbul; The Ancient Baths Center for Contemporary Art, Plovdiv; Deposito portuale n.5, Varna; la Künstlerhaus di Vienna; e Akbank Sanat, Istanbul. È la fondatrice e curatrice di Art Project Depot, piattaforma per le arti e la cultura contemporanea.

Irina Batkova, curatrice di “There you are”