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Un viaggio quasi spirituale, esplorando l’Alaska del Magic bus

Alaska: Ghiacciaio Matanuska
Alaska: Ghiacciaio Matanuska

Esplorando l’Alaska del Magic bus

Quando ci siamo entrati inconsciamente abbiamo trattenuto il respiro. Diversi attimi in apnea, per non intaccare la sacralità del luogo.
Sempre senza consapevolezza, tutto d’un tratto, una serie di immagini hanno iniziato a scorrere nella nostra mente.
La vita di un ragazzo dentro quel bus, alla ricerca della sua felicità.
E le nostre vite, le nostre ricerche,
Le persone che ci sono
e quelle che ci son state.
Il nostro futuro e i nostri desideri.
Chris alla fine ha trovato la sua verità, forse troppo tardi, ma è riuscito a regalarci un concetto che per noi avventurieri deve essere fondamentale: la felicità è reale solo se condivisa.
E allora: amate a più non posso; la vostra donna, il vostro amico, qualsiasi altro vostro compagno di vita, ogni essere vivente. Amate il Mondo e portatene rispetto.
Odiare è un’inutile perdita di tempo, e quando ce ne renderemo conto potrebbe essere troppo tardi.”

Il Lodge col drone
Il Lodge col drone

Magic Bus, l’ultima dimora di Christopher McCandless

Questo è ciò che ho sentito dopo essere entrato nel Magic Bus, l’ultima dimora di Christopher McCandless. L’idea di questo viaggio, quasi un percorso spirituale, era insita in me ormai da qualche anno. Ero rimasto affascinato dalla storia di Chris scritturata nel libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme e poi riadattata per il film di Sean Penn Into the wild. Ero attratto, ma inizialmente quell’avventura così estrema era solo un sogno.
Gli ultimi cinque anni della mia vita hanno avuto come protagonista il viaggio. Tutto quello che sperimentavo mi donava una scarica di adrenalina, mettendomi sempre più a contatto con il mio io interiore.

Alaska: David nel Magic bus
David nel Magic bus

Verso il campo base dell’Everest

Nel viaggio verso il campo base dell’Everest ho avuto la fortuna di conoscere dei ragazzi con le mie stesse passioni. È con loro che è nata l’idea di ripercorrere i passi di Chris. Tutti condividevamo il messaggio dell’avventuriero: un messaggio di libertà, di amore per il viaggio e di ribellione alle imposizioni della società.
Nell’estate 2019, abbiamo iniziato ad organizzarci studiando il percorso, la natura dell’Alaska e le sue insidie. Abbiamo scelto il periodo invernale per poter guadare più agevolmente i fiumi, inevitabilmente ghiacciati, che tagliano lo Stampede Trail e per ridurre le possibilità di incrociare orsi, in letargo in quel periodo. Ci siamo preparati con allenamenti specifici per affrontare il freddo eci siamo procurati l’attrezzatura necessaria alle notti in tenda a -30°.

La-Compagnia del Magic Bus
La Compagnia del Magic Bus

Verso Anchorage

Il 18 febbraio 2020 siamo partiti per Anchorage. Due giorni dopo eravamo pronti per iniziare il nostro cammino. Faceva freddo e il vento sferzante mi tagliava le guance. Il paesaggio era spettrale. Distese di neve e gelo si perdevano all’orizzonte. Cumuli di neve fresca volavano compatti sfiorando il terreno e colpendo gli abeti. La fatica era tanta. La neve era alta e si affondava con facilità. Le due slitte, cariche della nostra attrezzatura, sprofondavano rendendo il compito di chi le trainava decisamente arduo. Più avanti il sentiero cominciò a farsi più visibile e meno faticoso da percorrere dato che la neve era battuta dal passaggio delle motoslitte dei ranger e dalle slitte trainate dagli husky.

Alaska: La magia di un viaggio

Il vento si placò e il sole fece capolino. Assaporavo appieno il piacere della camminata. Il rumore ritmico dei miei passi era come un trip mentale, sentivo musica nel mio procedere. Le note di Eddie Vedder risuonavano nella mia testa. L’odore della resina fresca mi apriva il respiro. Le radure apparentemente sterminate donavano l’idea d’infinito. Al tramonto montammo la tenda e ci riscaldammo attorno ad un falò. Al risveglio il termometro segnava -26°. Il gelo si fece ancora più acuto quando due dei nostri compagni scelsero di tornare indietro per problemi muscolari. Scomparvero all’orizzonte, lasciandomi un amaro senso di tristezza.

Direzione Teklanika

Proseguimmo il nostro cammino fino al temuto fiume Teklanika, completamente gelato come avevamo previsto.  A circa 7 km dall’obiettivo, decidemmo di montare il campo e raggiungere il Magic Bus scarichi da pesi superflui per far rientro alla tenda entro sera. Quell’ultima parte di percorso la vissi quasi in solitudine. Il silenzio sordo del paesaggio faceva riecheggiare i pensieri nella mia testa. Avanzavo in maniera decisa perché percepivo di essere vicino. E, poco dopo l’ingresso in un bosco, in una piccola radura tra gli alberi, lo vidi. Con la voce rotta dall’emozione urlai: Ce l’abbiamo fatta!

Al Magic bus
Al Magic bus

Magic Bus: momenti ed esperienze indelebili

Entrare nel Magic Bus è stato come entrare in un luogo di culto. Abbassi il respiro per paura di dar fastidio. Osservi tutto cercando di non farti sfuggire il minimo dettaglio. Cerchi di immaginare Chris negli ultimi momenti della sua vita: la stufa dove si scaldava, il letto dove Sean Penn ha immaginato che morisse, le scritte commoventi di altri pellegrini, la Bibbia con le dediche dei suoi genitori. Momenti che rimarranno indelebili nei miei ricordi. Il ritorno al campo non fu facile, rallentato dai cedimenti fisici di tre dei miei compagni. E, inevitabilmente, giunse la notte. Camminare al buio in luoghi selvaggi ci metteva strizza ma, tra un incoraggiamento e l’altro, arrivammo alla tenda.

L’infortunio

Al mattino, l’ennesima sorpresa fu un principio di congelamento dell’alluce del mio piede destro. Non riuscivo a infilare lo scarpone e, per non aggravare la situazione, usammo il GPS per chiamare i soccorsi che arrivarono due ore dopo. I miei compagni furono riportati all’alloggio di Healy mentre io venni trasportato all’ospedale di Fairbanks. Dopo alcune medicazioni, ero di nuovo pronto per continuare l’avventura.
La notizia del mio infortunio, pubblicata da numerose testate giornalistiche, ha scatenato l’ira dei leoni da tastiera nei nostri confronti. Ci siamo difesi rilasciando interviste ed esponendo la realtà dei fatti a tutti quelli che ci hanno dipinto come sprovveduti e incoscienti.

Copertina libro
Copertina libro

The Next Travel

Pochi mesi dopo, il 19 giugno 2020, le autorità dell’Alaska hanno spostato il Magic Bus in un museo per motivi di sicurezza. Questo fatto ci ha dato la sensazione di essere stati tra gli ultimi a godere del Bus nella sua collocazione originaria. L’editore Orme, incuriosito dalla nostra storia, ci ha proposto la stesura di un libro e il 26 novembre è nato The Next Travel, il racconto dettagliato di tutto ciò che abbiamo vissuto. Abbiamo voluto essere testimoni di questo probabile ultimo pellegrinaggio al Magic bus.
Ripercorrendo i passi di Chris abbiamo vissuto sulla nostra pelle le sue ultime sensazioni. Abbiamo carpito profondamente il suo insegnamento più grande: Happiness only real when shared.

Testo di David De Giorgio – Foto di: Daniele Bertè, David De Giorgio, Tommaso Galletti, Roberto Rizzitello

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