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Anacapri, la ribelle

Anacapri  è l’antitesi di Capri. Se quest’ultima è mondana, esclusiva, Anacapri è semplice, ma di una bellezza selvaggia. Ricca di luoghi di grande interesse.  “In Anacapri comincia l’esperienza divina della vita. Essa è l’ultima meta che si raggiunge quando tutte le altre mete son fallite” (Edwin Cerio). Il suo centro storico è composto da un dedalo di viuzze e case imbiancate a calce che costituiscono il nucleo originario del paese: il quartiere Boffe.

Ad Anacapri si trova il punto più alto dell’isola: il Monte Solaro (589 metri), raggiungibile in seggiovia, che regala una splendida vista sulle isole e sul golfo di Napoli. Celeberrima e antichissima è la rivalità tra Capri e Anacapri, separate nell’animo e nei pochi chilometri di strada tortuosa. Per secoli l’unico collegamento tra Anacapri e Marina Grande ovvero il porto dell’isola era la Scala Fenicia, 921 gradini in pietra, tuttora percorribili; offrono scorci paesaggistici incredibili.

Scala fenicia

Uno dei simboli dell’isola di Capri si trova ad Anacapri ed è la Grotta Azzurra. Il segreto della colorazione dell’acqua è dovuto alla rifrazione della luce, attraverso la piccola fenditura sottomarina, che riflette sulla sabbia bianca del fondale.  Conosciuta già in epoca romana: l’imperatore Tiberio la decorò con varie statue. Oggi alcune di esse si trovano esposte nella Casa Rossa di Anacapri. Dopo secoli di oblio si attribuisce la riscoperta della Grotta Azzurra, nel 1822, al pittore tedesco Kopiscsh. Tuttavia l’informazione non è del tutto corretta: nel XVII secolo era nota come Grotta Gradula. Fu però il pescatore caprese Angelo Ferraro, nell’Ottocento, ad attirare nuovamente l’attenzione su questo straordinario luogo. Motivo per il quale gli venne accordata una pensione vitalizia.

Grotta Azzurra

Villa San Michele è una delle meraviglie di Anacapri. La fortuna della villa si deve al suo straordinario proprietario, il medico svedese Axel Munthe, che, nel celebre libro La storia di San Michele narra la sua vita e la realizzazione della dimora. Un uomo dai molti talenti, grande medico e fine psicologo, amante degli animali: visse circondato dai cani e dalla scimmia Billy.  Un vero animalista che arrivò ad acquistare il Monte Barbarossa per porre fine ad una pratica ancestrale e disumana. “Ogni anno – in volo dall’Africa al Nord – sostavano a Capri e venivano a migliaia: colombi selvatici, tordi , piccioni… Due ore dopo svolazzavano impotenti nelle reti che la furberia dell’uomo aveva teso per tutta l’isola delle rupi marine fino alle pendici dei Monti Solaro e Barbarossa. La sera venivano imballati a migliaia in piccole scatole di legno, senza cibo e senza acqua, e spediti col piroscafo a Marsiglia per essere mangiati con delizia negli eleganti ristoranti parigini”. Nel 1932 grazie all’interessamento di Axel Munthe le autorità proibirono la caccia sull’isola.

Villa San Michele sorge sulle rovine, i cui resti sono ben visibili nel giardino, di una delle dodici ville di Tiberio a Capri. Munthe acquista, nel 1895, la piccola casa del falegname Vincenzo Alberino con l’idea, poi realizzata, di ampliare la proprietà. Moltissimi saranno gli ospiti illustri a San Michele: reali europei e scrittori del calibro di Oscar Wilde.  La Cappella di San Michele, viene trasformata in una biblioteca e usata come sala da concerti. Uno dei pezzi più curiosi della villa è la Sfinge. Posizionata subito dopo la cappella con una vista incantevole. La narrazione romanzata del suo ritrovamento contribuisce al suo fascino: “E la sfinge? Dove troverò la sfinge? Su una pianura solitaria, lontana dalla vita di oggi, c’era una volta una sontuosa villa di un altro Imperatore, che dalle rive del Nilo aveva portato la sfinge per adornare il suo giardino. Del palazzo non rimane che  un monte di sassi, ma sotto, nelle profondità della terra riposa la sfinge. Cercala e la troverai. Ti costerà quasi la vita per portarla fin qui, ma lo farai.” (Axel Munthe). Alla sua morte, Munthe donò allo stato svedese la villa; già negli anni Trenta venne aperta al pubblico e nel 1950 divenne un museo.

Da un’antica torre medievale il Colonnello americano John Clay Mac Kowen costruì uno degli edifici più originali di Anacapri, una villa in stile arabeggiante: la Casa Rossa. Il colonnello giunse a Capri verso il 1877 e nella villa, che abbraccia vari stili architettonici, conservò i reperti dei suoi viaggi intorno al mondo. Vi si trovano anche delle statue romane ritrovate nella Grotta Azzurra. All’ingresso capeggia un verso, in greco antico, attribuito a Cesare Augusto:Salve, o cittadino di Apragòpoli. Apragòpoli è la città dei pigri, o meglio, il luogo del dolce far niente. Oggi la Casa Rossa è un museo; durante la visita si viene guidati dai ragazzi della società cooperativa onlus La sciuscella” che aiuta i giovani isolani in difficoltà.

La Chiesa di San Michele, di stile barocco, ha un incredibile pavimento maiolicato, eseguito nel 1761, che rappresenta Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.

Chiesa di San Michele, interni

La Migliara è un’antichissima strada di origine romana tracciata tra i terrazzamenti coltivati a miglio da cui deriva il nome. Lontana dal turismo di massa che invade l’isola dei mesi estivi è un percorso imperdibile di pace e bellezza. Con una splendida passeggiata dal centro di Anacapri, si raggiunge il Parco Filosofico, un luogo di pace selvaggio ed incontaminato, creato dal professor Gunnar Adler Karlsson. La vegetazione è lasciata spontanea: la macchia mediterranea avvolge l’intero parco, caratterizzato da mattonelle in ceramica realizzate dagli artisti capresi con citazioni dei filosofi. Proseguendo lungo la Migliara si raggiunge il Belvedere, con una vista mozzafiato sul Faro di Punta Carena. In questo straordinario luogo Alberto Moravia ambienta l’epilogo del romanzo 1934.

Percorrendo ancora qualche metro in salita, oltre il Belvedere della Migliara, si apre uno straordinario paesaggio sul blu del Mediterraneo e i faraglioni: il Belvedere del Tuono.

Testo e fotografie di Paola Vignati