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Viva Palermo e Santa Rosalia. Il festino

In quel momento storico che il Goethe, il Winckelmann ed il Croce definirono confusionale, stravagante, bizzarro ed eccessivo, affonda le proprie radici con grande solennità il Festino. Il termine, apparentemente diminutivo, identifica in realtà la grande festa che ogni anno si svolge a Palermo dal 10 al 15 luglio e rappresenta la dedizione della città alla propria Patrona per ringraziarla della sua intercessione per la liberazione dalla peste del 1624: Santa Rosalia.

Carro Trionfale – Fotografia di Loredana Bonsignore

Uno degli allievi di Rubens, Antoon Van Dyck pittore fiammingo che si trova a Palermo in quegli anni, volendo fare un omaggio alla neonata devozione, la eterna. Nella splendida tela l’artista rappresenta la giovane sorretta ed accompagnata da cherubini nell’atto di mostrare la città sopraffatta dal male ed implorante il miracolo al Divino. È la festa dei palermitani.

Festino. Carro con luna – Fotografia di Catia Sardella da Porta Felice

Sin dalla fase preparatoria, a Palermo, le decorazioni, le luminarie, i suoni e le tradizioni culinarie pervadono la città di un’atmosfera unica: effervescenza spirituale. U Fistinu nei quattro giorni che anticipano la processione si articola, integrandosi, in due programmi di festeggiamenti paralleli: il religioso, fatto prevalentemente di celebrazioni liturgiche e della cittadinanza, con spettacoli commemorativi e mostre dedicate. Ha il suo culmine nel grande corteo del 14 luglio che consiste nella sfilata del fiammante Carro Trionfale annunciato dall’alborata, lo scoppio di petardi (Masculi) alle prime luci dell’alba.

Festino. Giunti a Porta Felice esplodono i giochi di fuoco

Houel così si espresse: «Si accorre a Palermo per questa solennità da tutte le parti della Sicilia, del regno di Napoli e anche da tutta Europa, almeno la maggior parte degli stranieri che sono in Italia non mancano di passare lo stretto per godere di questa festa». Mentre Patrik Brydone nel 1773 lo definì: “Lo spettacolo più bello d’Europa”.

Festino. Esplode la peste

Splendido apparato scenico allegorico è una vera opera d’arte. In principio viene progettato ogni anno ex novo da architetti del Senato palermitano e costruito con materiali effimeri. Il Carro Trionfale rappresenta, ieri come oggi, la maggiore attrazione del Festino. Era una macchina dalle grandi dimensioni, la lunghezza misurava orientativamente il doppio della larghezza e l’altezza il doppio della lunghezza, poggiava su quattro ruote le quali posteriori avevano il diametro di due metri circa, le anteriori la metà per consentire al mezzo di curvare più agilmente. Il tripudio di nuvole, angeli e puttini svolazzanti tra balaustre e colonne su vari ordini accoglievano scene rappresentanti momenti della vita della Santa o del Sovrano regnante o ancora fatti drammatici vissuti dalla città: guerre, terremoti, epidemie, carestie, sui quali accadimenti la Santuzza trionfava ed appariva come una regina, coronata da rose, regine dei fiori. Al suo interno, tra le gradinate, il Carro poteva accogliere da venti fino a sessanta persone tra musici e coro che declamava le lodi della Patrona, era preceduto e seguito da una fiumara di fervidi fedeli.

Festino del 1701. Carro Trionfale disegnato da Don Paolo Amato
Festino del 1887. Carro Trionfale

Così Houel pittorescamente descrive il corteo: «È tirato da quaranta muli riccamente bardati e guidati da venti postiglioni con lunghi costumi rossi alla spagnuola e cappelli sormontati da ondeggianti piume. Carro, muli, postiglioni sono preceduti da una compagnia di dragoni a cavallo, da otto trombetti, sei ufficiali a piedi con uno stendardo e due insegne, quattro scudieri ed altrettanto dignitari del Senato a piedi, da una specie di caporale con otto uomini al servizio del Senato, con un drappello ed altri otto dragoni, pur essi a cavallo. Il maestro di cerimonie a cavallo, avvolto in un grande mantello nero coperto d’un cappello a larghe tese guarnito da bianche piume alla spagnuola, segue immediatamente a capo dei muli che tirano il carro con un campanello in mano che egli suona di tanto in tanto per ordinare le fermate, le riprese e via dicendo».

Festino. Rappresentazione del contagio

Le cronache dell’epoca attestano che alle sfilate dei primi festini è presente un singolo mezzo o più minori, definiti macchine ideali, il primo Carro Trionfale o “muntagnedda d’oru” (montagna d’oro) compare solo nel 1686 e fino al 1741 vi si accompagnano altri quattro piccoli carri che lo precedono e rappresentano il trionfo della vergine romita. Realizzato da Don Paolo Amato, raffigurava l’Aquila municipale di Palermo sulla cui sommità dominava la Santa. A cavallo tra il XVII e il XVIII secolo la moda detta la rappresentazione di Vascelli per l’intero apparato scenico. Per tutto l’Ottocento e il Novecento non si hanno carri minori e il Carro Trionfale rimane solo il Vascello.

1° Carro Trionfale, Muntagnedda d’oru, disegnato da Don Paolo Amato, architetto del Senato palermitano, per il Festino del 1686

Oggi, ogni 14 luglio, una fiumara di fedeli accompagna il Carro che avanza dal piano del Palazzo Reale dove uno spettacolo racconta il momento del tragico contagio, si snoda lungo l’antico Cassaro fermandosi innanzi la Cattedrale qui Rosalia si svela e promette di intercedere, ai Quattro Canti il Sindaco di Palermo sale sul Carro adagia una composizione di fiori e li omaggia alla Santa al grido di: “Viva Palermo e Santa Rosalia” sotto una pioggia di petali di rose, come gratitudine per il miracolo concesso, quindi prosegue il suo cammino preceduto e seguito dalla processione del popolo riconoscente che inneggia canti devozionali:

Uno. Notti e ghiornu farìa sta via!
Tutti. Viva Santa Rusulia!
U. Ogni passu ed ogni via!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Ca nni scanza di morti ria!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Ca nn’assisti a l’agunia!
T. Viva Santa Rusulia!
U. Virginedda gluriusa e pia
T. Viva Santa Rusulia!
ed ogni tanto il grido “E chi semu muti? Viva viva Santa Rusulia.

Festino. Piano del Palazzo Reale
Festino. Palazzo Reale, il contagio – Fotografia di Giuseppe Romano
Festino. Cattedrale, svelamento e promessa – Fotografia di Giuseppe Romano

Raggiunti così il Foro Italico ha inizio “lu jocu ri focu”, spettacolo pirotecnico grandioso che sancisce la fine dei festeggiamenti laici. Il giorno seguente, le celebrazioni si concludono con la solenne processione lungo il Cassaro delle sacre reliquie conservate nella preziosissima urna d’argento, custodita all’interno della Cattedrale nella cappella a lei dedicata.

Festino. Carro Trionfale davanti Porta Nuova pronto per iniziare il cammino lungo il Cassaro con la Santa ancora velata – Fotografia di Catia Sardella

Durante i festeggiamenti, tradizione vuole si consumino delle pietanze che fanno parte della cucina popolare palermitana: “a pasta chi sardi” (pasta con le sarde), “i babbaluci” (lumache bollite con aglio e prezzemolo), “u sfinciuni” (morbida pasta lievitata condita con una salsa di cipolle), “u purpu” (polpo bollito), “u scacciu” (ceci e semi di zucca tostati e salati), “a pullanca” (pannocchia bollita) e “u muluni” (l’anguria). Ogni 4 settembre “dies natalis” si celebra solennemente, come suffragio, la “Santuzza”.

Festino. La Santuzza velata muove da Porta Nuova per svelarsi alla Cattedrale e promettere il miracolo

Tutto il mese è festa sul Monte Pellegrino al Santuario della Patrona e i palermitani si raccolgono in preghiera durante la tradizionale “acchianata”. Suggestiva quella della notte tra il 3 e il 4 settembre in cui sia singoli fedeli che gruppi, pregano e cantano durante il percorso alla fioca luce di fiaccole devozionali, salendo a piedi per l’antico sentiero di circa 9 km che raggiunge quasi la vetta del monte fino ad una lunga gradinata che porta al santuario ricavato nelle viscere della montagna dove la Santa stette in eremitaggio. Qui l’immagine e l’atmosfera ci riconduce alle condizioni in cui Rosalia visse gli ultimi anni della sua vita terrena: nel rigore del silenzio, immersa nella preghiera e nell’ascesi, rinunciando come San Francesco ai fasti della ricchezza dei suoi natali per abbracciare la gloria di Dio.

Urna d’argento contenente le reliquie della Santa nella cappella a Lei dedicata alla Cattedrale di Palermo – Fotografia di Loredana Bonsignore

In tutta la terra di Sicilia e nel mondo, il culto è presente e molto sentito. Quest’anno ricorre il 400° anniversario del Festino, cosa avranno preparato i palermitani? Staremo a vedere!

di Catia Sardella e Giancarlo Manfre’ – Illustrazioni di Catia Sardella