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L’ADI di Milano, il Design Museum più grande d’Europa

Vetrata facciata ADI @Martina Bonetti

25 maggio 2021: un sole caldissimo illumina l’inaugurazione dell’ADI Design Museum. Un momento emozionante per Milano e per l’Italia. Un luogo ideale per celebrare nuovi progetti futuri poiché qui, il “progetto” è il vero protagonista assoluto. Qui si esalta e si dà luce alla storia del progetto attraverso la storia del Compasso d’oro.

Facciata ADI @Martina Bonetti
Facciata ADI @Martina Bonetti

Un polo per tutto il design italiano in una meravigliosa sede, un maestoso edificio che ha riportato vita nuova ad un’area immensa, utilizzata negli Anni Trenta come deposito di tram a cavallo e come impianto di distribuzione di energia. Gli edifici, passati a Enel durante la nazionalizzazione dell’industria elettrica, oggi rivivono dopo un intenso progetto di riqualificazione che ha interessato anche alcune zone limitrofe e altri spazi del complesso, nonché la definizione della piazza Compasso d’oro dove l’edificio stesso è splendidamente collocato. Oltre 5000 metri quadrati per questa nuova Casa del Design italiano, il museo del settore più grande d’Europa che ospita la Collezione Compasso d’Oro con i suoi 350 prodotti e progetti premiati più le numerose Menzioni d’Onore. Il più aulico e antico riconoscimento del design a livello mondiale, nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti per valorizzare la qualità del design made in Italy, è oggi il più antico e istituzionale riconoscimento del settore a livello mondiale.

Misurare il mondo ©Martina Bonetti
Misurare il mondo ©Martina Bonetti

La struttura è gestita dalla Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro (Luciano Galimberti, presidente ADI; Umberto Cabini, presidente della Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro) istituita nel 2001 da ADI – Associazione per il Disegno Industriale, con lo scopo di conservare e valorizzare quanto costituito nei decenni di attività del premio. Si tratta della Collezione Storica del Compasso d’Oro, un corpus unico di 2500 progetti riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come “bene di eccezionale interesse artistico e storico”, una raccolta imprescindibile per rileggere la storia del design italiano. Insieme alla Collezione Permanente gli spazi del museo ospiteranno mostre temporanee di approfondimento, iniziative trasversali ed incontri destinati al grande pubblico, con l’obiettivo di contribuire alla diffusione e valorizzazione della cultura del design a livello nazionale e internazionale.

Dal cucchiaio alla città ©Martina Bonetti
Dal cucchiaio alla città ©Martina Bonetti

In mostra si potrà così trovare la collezione permanente “ADI Design Museum. Il cucchiaio e la città”, a cura di Beppe Finessi,  e tutti i progetti premiati con il Compasso d’Oro attraverso un racconto cronologico ordinato delle edizioni dal 1954 a oggi, secondo una lettura fluida e orizzontale che si sviluppa lungo le pareti perimetrali degli spazi del museo, scandendo il percorso principale e suggerendo le presenti e future mostre temporanee. Una parte significativa dei contenuti è proposta attraverso l’esposizione di fascicoli di riviste di design e architettura, per sottolineare il fondamentale ruolo svolto da queste testate che hanno fatto conoscere nel mondo intero il design italiano e i progetti premiati con il “Compasso d’Oro”.

Uno a uno @Greta Gandini
Uno a uno @Greta Gandini

Prima esposizione temporanea, “Uno a Uno. La specie degli oggetti”, a cura di Beppe Finessi, strettamente complementare alla Collezione Storica del Compasso d’Oro è una riflessione storica impostata su una sequenza di “accoppiamenti giudiziosi” di progetti che hanno vinto il Premio, scelti, abbinati, esposti e affiancati tra loro in una sequenza di coppie di oggetti che sono uguali tipologicamente ma differenti formalmente, perché elaborati da autori diversi e in anni molto distanti. Si tratta di una lettura critica che prova a indagare la permanenza di alcuni “tipi”, di alcune funzioni, di alcuni territori e ambiti della progettazione, che si ritrovano, come delle costanti, nel corso degli anni del Compasso d’Oro; una mostra come una sequenza di coppie iconiche del design italiano, raccontate per sottolineare l’evoluzione della specie di alcuni oggetti che continuano ad accompagnare le nostre vite.

Tessere la gioia ©Martina Bonetti
Tessere la gioia ©Martina Bonetti

E ancora, tra le esposizioni temporanee, l’omaggio a “Renata Bonfanti: tessere la gioia” un progetto espositivo, a cura di Marco Romanelli (straordinario architetto purtroppo scomparso lo scorso febbraio) con Luca Ladiana e Alessandro Bonfanti, dedicato al lavoro della designer, autrice che costituisce uno degli esempi più alti, e certamente cronologicamente tra i primi, di textile designer in Italia, prima donna a ricevere il Compasso d’oro nel 1962. A seguire, la mostra “Manifesto alla Carriera. Omaggio della grafica italiana ai Maestri del Compasso d’Oro” e la mostra “Giulio Castelli. La cultura imprenditoriale del sistema design” a cura di Federica Sala che l’ADI dedica per il centenario dalla nascita, dell’imprenditore Giulio Castelli, tra i padri fondatori dell’associazione stessa e suo primo presidente; figura il cui contributo è stato fondamentale nel fondare il sistema del design italiano e nel dare riconoscibilità alla professione del designer. Ingegnere, chimico e alunno del professor Giulio Natta (premio Nobel per la chimica), Castelli è stato fondatore di Kartell, azienda leader nella produzione industriale di oggetti di design in materiale plastico.

Manifesto alla carriera ©Martina Bonetti
Manifesto alla carriera ©Martina Bonetti

Ad accompagnare l’ingresso al Museo, “Il design entra nella storia”, una video installazione firmata da IED Istituto Europeo di Design e realizzata da OffiCine (IED e ANTEO), esposta nel foyer. Il video è un cortometraggio di animazione che riflette sulla stretta relazione tra la creatività e la Storia, inserendo l’atto creativo nel contesto socio-economico che l’ha generato. In Italia, nel periodo che va dalla fine degli anni ’20 ai primi anni ’50, pur segnato dalle due guerre mondiali, sono successe tante cose. È nata Cinecittà, ha inaugurato l’Esposizione della Triennale, gli elettrodomestici sono arrivati nelle case degli italiani, la moda ha mosso i primi passi, c’è stato il boom dei trasporti.

Infine ma non ultima, l’installazione permanente “Compasso d’Oro, misurare il mondo” curata e progettata dallo Studio Origoni Steiner e collocata all’esterno del museo, di fronte all’ingresso principale. Il progetto propone al visitatore una serie di immagini collocate su quattro pareti metalliche che definiscono una struttura espositiva a base quadrata: un occhio, il Colosseo, un girino, un violino Stradivari, un cavolo, un fusto di quercia, un’anfora, una stella marina, la Venere di Botticelli, una conchiglia, una galassia, un fiore di passiflora, le piramidi Maya, un ciclone, il Partenone, la struttura dell’atomo, le cellule ossee, il corpo umano… Un rapporto connesso alla spirale logaritmica infinita, meglio nota come aurea, le cui proprietà̀ geometriche e matematiche, nonché́ la sua frequente riproposizione in svariati contesti naturali e culturali apparentemente non collegati tra loro, suggeriscono l’esistenza di un mistero alla base della creazione del mondo, di un rapporto tra macrocosmo e microcosmo, tra universo e natura, tra il tutto e la parte, che si ripete all’infinito. Una proporzione utilizzata anche da Leonardo da Vinci e facilmente individuabile grazie a un apposito strumento, il “golden divider”, inventato nel 1893 dal fisico e pittore Adalbert Goeringer. Oggetto che Albe Steiner utilizzò nel 1954 come riferimento per la progettazione di un marchio per un premio, ribattezandolo “Compasso d’oro”.

Cumulatori @Martina Bonetti

Cumulatori @Martina Bonettidi Caterina Misuraca – giornalista

Immagine di copertina: Vetrata facciata ADI @Martina Bonetti

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