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Santa Severa. Un luogo, tanti musei

Ingresso museo-castello santa severa

Santa Severa si trova a circa cinquanta chilometri a nord di Roma e appena a sud di Civitavecchia. Il suo territorio è ricco di storia: dal Neolitico fino ai nostri giorni, infatti, si hanno testimonianze continue di frequentazione. Il suo nome deriva dal fatto che Severa, una giovane martire, sia stata uccisa qui insieme ai suoi fratelli, Marco e Calendino, sotto l’imperatore Diocleziano. I primi ritrovamenti nei pressi del Castello risalgono al VII secolo a.C., epoca in cui fu costruito uno dei luoghi più importanti del Mediterraneo: Pyrgi, un lungo porto-canale. Allo stato attuale delle ricerche si è calcolata una lunghezza di circa duecento metri, con due banchine laterali, distanti l’una dall’altra cinquanta metri, oggi sommerse ma che un tempo dovevano essere in superficie; la profondità variava dai due ai sette metri.

Santa Severa - Anfore - Museo del mare

A sud del Castello odierno, è stata recentemente individuata un’altra area portuale a protezione di una darsena costruita in epoca etrusca ma utilizzata anche nelle epoche successive, come si evince dai numerosi materiali rinvenuti. Gli scavi sono ancora in corso per comprendere la reale estensione del porto e la sua articolazione interna. Molti dei reperti rinvenuti non solo qui ma anche nei fondali del litorale Cerite (da Caere, l’odierna Cerveteri), si trovano oggi nel “Museo del mare e della navigazione antica”, composto da sette sale, recentemente rinnovate, che ospitano anche modelli didattici per far comprendere nel miglior modo possibile al visitatore l’archeologia subacquea. In una delle sale, ad esempio, è conservato un modello funzionante di pompa di sentina a bindolo romana, unico nel suo genere; questa ricostruzione, di dimensioni pari al vero è stata realizzata secondo le tecniche e i materiali antichi, utilizzando come modello la pompa di un relitto databile tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C.

Nella prima metà del III secolo a.C. questo divenne il sito di una colonia romana, Castrum Novum, di cui oggi rimangono le mura di fortificazione. Altri reperti appartengono all’epoca imperiale, quando l’intera zona diventò luogo di residenza delle famiglie nobili romane. In epoca tardoantica, infine, l’area venne occupata da un cimitero e – tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C. – si insediò la Chiesa paleocristiana, dedicata proprio a Santa Severa. Resti di questo luogo sacro sono in parte visibili nella Piazza della Rocca, coperti da un tetto a fini conservativi. Alla metà del IX secolo d.C. risale la grande fortificazione cilindrica, nota come “il Maschio”, voluta da Papa Leone X e risistemata tra il XVI e il XVII secolo. Tramite un ponte di legno questa torre, successivamente, venne collegata al Castello vero e proprio, costruito, nella sua forma attuale con torri angolari e fossato, nel XIV secolo. Il Castello, nel corso dei secoli, passò in diverse proprietà e fu addirittura usato dai tedeschi come base nel corso della seconda guerra mondiale. Oggi è sede del “Museo del Castello di Santa Severa” che, insieme al Museo del Mare e della Navigazione antica” costituisce il “Polo Museale Civico del Castello di Santa Severa”. Nel Castello si racconta la storia e l’archeologia di tutto il complesso: il percorso museale è articolato su 3 piani e 14 sale e vi sono conservati i reperti sin dall’epoca tardoantica, per un totale di circa 1000 anni.

Dolium - Museo del mare Santa Severa

Non solo i reperti, ma anche i pannelli didattici e le video-proiezioni raccontano, infatti, le vicende e la vita quotidiana del borgo fino alla definitiva acquisizione da parte dell’Ordine Ospedaliero del Santo Spirito nel 1482. Le sale del piano terra documentano non solo la storia del martirio di Santa Severa e i resti della relativa chiesa, ma anche l’epoca del possedimento farfense e benedettino (XI-XII secolo) e il successivo passaggio della proprietà nelle mani delle famiglie romane dei Tignosi, Bonaventura-Venturini, degli Anguillara e dei Di Vico, tra il XIII e il XIV secolo. Le vetrine delle sale raccolgono numerosi reperti che raccontano la vita di ogni giorno con oggetti relativi al vestiario, all’armamento, alle attività artigianali, alla cucina e alla mensa. Uno dei resti più particolari è lo scheletro quasi integro di un cane che fu sepolto in una parte della chiesa, simpaticamente chiamato “Snoopus” da chi lo scoprì. Le analisi antropologiche condotte su oltre quattrocento individui, i cui resti sono stati rinvenuti nello scavo della Chiesa e del cimitero, hanno permesso di ricostruire le caratteristiche fisiche, la salute, l’alimentazione e l’aspettativa di vita degli abitanti del castello tra il X e il XIV secolo.

Ancora con iscrizione - Museo del mare Santa Severa

In una delle sale sono anche stati ricostruiti i volti di due di questi individui mentre in un altro ambiente si è ri-allestita una sepoltura anomala: si tratta di un sarcofago a lastre di tufo, lungo quasi 2 metri, al cui interno è stato rinvenuto uno scheletro di un uomo adulto riverso a faccia in giù, sepolto quindi rovesciato, forse in seguito a una punizione o a una manomissione avvenuta poco dopo la chiusura del feretro. Altri reperti importanti conservati nel castello sono quelli relativi all’epoca rinascimentale e moderna; in questi secoli, infatti, tutto il borgo fu meta di molte visite papali –  da Leone X a Urbano VIII e Pio IX – e fu il luogo in cui passarono e si innamorarono diversi pittori: Antoniazzo Romano, Claude Lorrain e Enrico Coleman ne sono un esempio. Infine, qui arrivò il primo ambasciatore giapponese giunto in Europa, Hasekura Tsunenaga; arrivato appositamente per incontrare a Roma Papa Paolo V, soggiornò nel Castello di Santa Severa nel 1615. Il Castello ha mantenuto nei secoli questa ospitalità e dal 2017 qui è aperto un ostello per giovani e famiglie.

 santa severa

Vedi anche: https://www.globusrivista.it/castellosantasevera/

testo e fotografie di Maria Grazia Cinti – archeologa

Autore

  • Nel 2014 consegue la laurea triennale in “Archeologia e culture dell’Oriente e dell’Occidente” presso l’Università La Sapienza di Roma; nello stesso anno il Diploma di perfezionamento in “Tutela del patrimonio culturale: conoscenza storica e diagnostica scientifica per il contrasto alle aggressioni criminali” presso l’Università di Roma Tre in collaborazione con il MIBACT e con il Comando dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale. Nel 2017 consegue, con 110 e lode, la laurea magistr...

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