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La Venere di Pistoletto in fiamme: segno di un’arte contemporanea non compresa?

Il 12 luglio a Napoli si è verificato un ennesimo atto di vandalismo verso un’opera d’arte: l’enorme installazione di arte contemporanea di Michelangelo Pistoletto, che riproduceva il capolavoro del 1967 dell’artista biellese in versione monumentale, è stata infatti incendiata. Oggi si sentono sempre più spesso casi di opere d’arte assaltate, deturpate o danneggiate per le ragioni più disparate, con conseguenze più o meno gravi sul patrimonio artistico internazionale.

La Venere degli Stracci incendiata a Napoli ©Francesco Emilio Borrelli

Anche la distruzione di un’opera d’arte contemporanea deve essere considerata un atto distruttivo non solo verso l’opera stessa, ma nei confronti della cultura e del patrimonio artistico in generale. La tutela del patrimonio artistico e culturale è da considerarsi un compito di responsabilità collettiva: è forse sintomo che è necessaria una maggiore promozione dell’educazione artistica e dell’educazione al rispetto per l’arte.

Michelangelo Pistoletto, La Venere degli Stracci, Napoli  ©Stefania Farina

Sulle varie piattaforme social, dove si narra quanto accaduto, si leggono commenti di totale disinteresse verso l’atto vandalico o addirittura di approvazione del gesto commesso. È segno di un’arte contemporanea, ancora oggi, difficile da comprendere e apprezzare? A differenza di un quadro, cui significato estetico è facilmente riconoscibile e quindi apprezzabile, le opere d’arte contemporanea sono prive di una chiave di accesso immediata per la loro comprensione. Ogni artista sembra essere a sé stante, irriducibile ad una scuola, uno stile, una corrente, un canone, una maniera. La categorizzazione dell’artista sembra difficoltosa e complessa, e questo perché l’arte contemporanea è sempre più, da parte di chi la fa, un fatto individuale. L’arte contemporanea rischia di apparire caotica, plurale ed eterogenea, proprio perché maggiormente dipendente dalle personalità e dai mondi privati degli artisti. Un’altra caratteristica dell’arte contemporanea è quella di sfidare le convenzioni artistiche tradizionali e introdurre nuove forme di espressione. Gli artisti si avvalgono infatti di diversi stili, tecniche e medium fino a coinvolgere e unire differenti ambiti artistici come pittura, scultura, cinema e fotografia. Questa diversità contribuisce sicuramente a una maggiore difficoltà nel comprenderla e di conseguenza apprezzarla. L’arte contemporanea, per essere compresa, richiede certamente un approccio aperto e una mente curiosa. Ma addentrarsi nel vivo di un’opera d’arte contemporanea significa, sebbene con qualche difficoltà iniziale, accogliere nuove prospettive e stimoli sulla società attuale, sulla cultura e sull’esperienza umana.

Michelangelo Pistoletto, La Venere degli stracci, 1967, marmo e stracci, 190 x 250 x 50 cm – Mostra Escala Umana, 2022 – Photo courtesy Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA – Photo Nestor Kim, Galleria Continua, Habana

La Venere degli stracci, realizzata da Michelangelo Pistoletto nel 1969 e riproposta negli anni in più versioni, è forse la sua opera più iconica. Vi sono raggruppati una serie di scarti di vestiti disordinati, gli stracci, materiali poveri per eccellenza, che rappresentano tutto ciò che non è più utile e gettato via dalla società opulenta in cui viviamo. L’abito umano, che di per sé ha un forte valore simbolico in quanto uniforme sociale, segno di distinzione e di riconoscimento, diviene un ammasso informe e privo di valore alcuno. Si crea un evidente contrasto tra il mucchio senza forma di abiti dismessi e il calco di una statua classica raffigurante Venere. La contrapposizione è netta: tra il prezioso marmo bianco e il lurido straccio, tra la forma classica e quella naturalistica, tra la statua simbolo di cultura e civiltà e lo straccio simbolo di scarto e materialità.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli Stracci inclinata, 1967-2019, cemento, mica, stracci e scala –
Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA – Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

L’opera di Pistoletto riflette sulla società dei consumi e stimola a una riflessione critica sull’età contemporanea. Viviamo in una società in cui il consumismo sfrenato e la cultura dell’accumulo sono diventati dominanti. Oggi si ricerca la felicità e l’appagamento attraverso l’acquisto compulsivo di beni di consumo che ha come inevitabile conseguenza l’accumulazione seriale di prodotti, come gli stracci ammassati di Pistoletto, nelle nostre case.  Si tratta di soddisfazioni temporanee e non durature, che causano il continuo bisogno di saziare desideri che non vengono mai totalmente appagati. Ma vi è un altro aspetto legato alla società dei consumi, che promuove una cultura dell’apparire e dell’accumulo di materiali come segno di successo e di status sociale: questa non fa altro che creare divisioni e alimentare la disparità economica, in quanto non tutti hanno accesso alle stesse risorse per soddisfare i desideri materiali. La Venere degli Stracci alimenta un’importante riflessione valida oggi più che mai: ci invita infatti a interrogarci sulle nostre abitudini, sulle conseguenze ambientali e sociali del consumismo e sulla necessità di adottare comportamenti più consapevoli e sostenibili.

di Isabella Lustrati – storica dell’arte