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Viaggio nell’universo dei pianeti di vetro. Breve antologia poetica delle biglie

Piccoli mondi incantati in cui viaggiare perdendosi in infiniti giochi di luce e colori, pianeti di vetro in un universo senza confini, le biglie vitree affascinano l’uomo, loro creatore, dai tempi dell’antico Egitto.

“Sono biglie di vetro
fiocchi racchiusi
colori d’emozione
su sfere trasparenti

ed  io guardo fuori
mentre corrono lungo la scala
priva di una luce che attenda
il  contorno di una fine

le lascio confondere
tra le lacrime del cielo
sul rimbalzo nell’universo
sulle alite di specchio inverso.”

(Da “Biglie di vetro” di Maurizio Spaccasassi)

Biglia di vetro e immagine di Fabien Jauget (Bombyx Mori Glass) – fonte Pinterest

Strumenti non solo di gioco ma soprattutto di sogno, i primi esempi di biglie vitree risalgono ad oltre 4.000 anni fa, quando furono create in Egitto e Mesopotamia utilizzando sabbia di quarzo, cenere di soda e calcare. Considerate oggetti preziosi, nell’antica Persia esse costituivano, talvolta, parte integrante dei corredi tombali.

“E mi ricordo biglie colorate,
passate tra i raggi del sole per credere in una magia,
e le ricordo sì magiche e preziose da tenere in una piccola
scatola a tener compagnia ai pezzetti di tesoro
trovati per strada.
Biglie come segreti importanti, da fare rotolare nelle mani,
da far correre sulla terra con cura, per non farle
scheggiare per non fare rubare alla polvere quel lucido
che mi permetteva di sognare.
Che belle che erano, con la loro anima intrecciata di
colori…
che bello mostrarle appena appenaa gli amici, con la
gelosia di bambina e con la paura che qualcuno potesse
portarmi via il mio angolo di sogno…
e poi “tieni te la regalo”, così forse ingenuamente per
regalare un pezzetto dei miei colori, e in cambio un’altra
biglia con anima diversa, da fare mia da cambiare
sfumatura alla mia fantasia.

(“Anime in vetro” di Sabrina Bertocchi)

Biglia di vetro e immagine di Fabien Jauget (Bombyx Mori Glass) – fonte Pinterest

La tradizione veneziana della produzione delle biglie di vetro ha inizio all’epoca di Marco Polo, con l’intento di riprodurre gli esempi da lui portati in patria dai suoi viaggi in Asia. Agli inizi degli Anni Trenta del Novecento si contavano a Venezia ben 30 laboratori specializzati nella produzione di biglie e “perle di vetro”.

“Lacrima l’occhio
e diventa veggente.
Colmo di pianto.

Guardo la biglia di vetro, la mia biglia bambina…
un portafortuna arrivato da lontano…
un arcobaleno in tasca.
Una sfera di vetro, una pallina dai mille colori!
Le mie dita la sfiorano piano, quasi a voler
con quel tocco sfiorare gli anni…fantasmi
mondi paralleli, corrono vicini, ma non s’incontrano
mai…Nulla ritorna indietro…

Biglia di vetro
Arcobaleno in tasca
rotola piano”

(“Haibun – Biglia di vetro”, Daniela Cobaich Mascaretti)

Biglia di vetro e immagine di Fabien Jauget (Bombyx Mori Glass) – fonte Pinterest

Diversi sono gli scrittori affascinati dall’universo dei pianeti di vetro: tra questi Hermann Hesse, con il suo romanzo filosofico Il gioco delle perle di vetro,  Alberto Pezzini, autore de Il gioco delle biglie: la solitudine di Giovanni Prati, e Alessandro Baricco, che in Castelli di Rabbia esprime al meglio il potere seduttivo di questi piccoli oggetti capaci di trasportare chi li osserva in una dimensione fantastica:

“Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca. Io questo l’ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro… le sue piccole tristi biglie infrangibili… e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo… sono belle, e a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino… ci si vede dentro tanta di quella roba… è una cosa che ti mette l’allegria addosso… non smetterla mai… e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo… meravigliosa vita.”

(Da Castelli di rabbia, Alessandro Baricco, 1991)

Biglia di vetro e immagine di Fabien Jauget (Bombyx Mori Glass) – fonte Pinterest

Ancora oggi, pur largamente cadute in disuso come strumento di gioco, le biglie di vetro e il loro caleidoscopio di colore e trasparenze in grado di trasportare l’osservatore verso un’altra dimensione, verso un altro universo, restano strumento di sogno e di esercizio infinito della fantasia.

“Come quelle biglie di vetro colorate, che non ho mai imparato a giocarci, ma il solo averle, era, tutto.”   (ilsuonovisibile, Twitter)

 

di Aktaia

In copertina: Biglia di vetro e immagine di Fabien Jauget (Bombyx Mori Glass) – fonte Pinterest

 

Mirta Fava

Mirta Fava