Antonio Canova: quando il marmo diventa sublime bellezza

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Antonio Canova: l’antico si fonde con una nuova idea di modernità

Le sculture di Antonio Canova sono opere immortali, fatti di sublime bellezza senza tempo. Ci tolgono il fiato per la loro resa del vero, per la loro intensità. Canova è uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo e con il suo lavoro come scultore  sarà consacrato ad essere «il nuovo Fidia».  Quando è ancora in vita, la sua fama di scultore lo precede: riceverà committenze da importanti personaggi della storia: dalla corte pontificia a Napoleone Bonaparte – fino al colonnello inglese John Campbell (che gli commissionò  il capolavoro Amore e Psiche).  Nelle sue sculture l‘antico si fonde con una nuova idea di modernità. Stendhal, suo grande ammiratore, ci spiega dove sta il talento di Canova in un giudizio che è rimasto proverbiale:

«Canova ha avuto il coraggio di non copiare i Greci e di inventare una bellezza come avevano fatto i Greci» (1816).

Antonio Canova, Maddalena Penitente, 1805 – 1809, © Ermitage, San Pietroburgo

Antonio Canova, Maddalena Penitente, 1805 – 1809, © Ermitage, San Pietroburgo

La prima formazione di Antonio Canova

Per comprendere come Antonio Canova, nato nel piccolo comune di Possagno, in provincia di Treviso, sia diventato un artista eccelso così famoso nel mondo, dobbiamo indagare la sua storia familiare, partendo dalla sua infanzia. Figlio e nipote di tagliapietre, Canova cresce in una realtà in cui trapano e scalpello sono strumenti sicuramente familiari. Quando il padre muore,  Antonio inizia l’apprendistato nella bottega del nonno Pasino Canova dove apprende le prime tecniche del mestiere. Pasino era un uomo severo e burbero ma fu un valido insegnante: comprese l’indole artistica e il talento del giovane nipote e lo mise a lavorare presso la villa Failer. Qui Canova incontra Giovanni Failer che rimase stupito dalla bravura del giovane Canova. Grazie all’intervendo di Giovanni Failer, Canova iniziò a lavorare a Pagnano d’Asolo, presso la bottega di Giuseppe Bernardi che era membro di una tra le principali ditte scultoree della Serenissima.

Il Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci e di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci: che dolore per i pedanti! Per questo continueranno ad insultarlo cinquant’anni dopo la sua morte, ed anche per questo la sua gloria crescerà sempre più in fretta. Quel grande che a vent’anni non conosceva ancora l’ortografia, ha creato cento statue, trenta delle quali sono capolavori!” Stendhal

Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793, marmo bianco, 155 cm, Louvre, Parigi

Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793, marmo bianco, 155 cm, Louvre, Parigi

Dalla provincia a Venezia

La prima formazione di Canova plasma la sua indole: la sua predisposizione artistica trova pieno spazio per la pratica. Cresce con lo scalpello in mano in una famiglia che crea opere e sculture. Il piccolo Tonin arriva nella bottega di Giuseppe Bernardi che ha già grande dimestichezza con gli attrezzi da lavoro. Manca solo l’ultimo step: lo studio e la pratica del disegno, ossia un’istruzione accademica che gli dia i mezzi per fare un ulteriore passo. Nel 1768 Canova va a Venezia a lavorare con un contratto di garzonado nella bottega del Torretti. Il nonno Pasino lo aiuta economicamente e finalmente Antonio può frequentare i corsi serali dell’Accademia di Nudo a Fontegheto de la Farina. Intanto nella bottega del Torretti (poi rilevata dal nipote Giovanni Ferrari), Canova impara l’arte di scolpire il marmo e ha la possibilità di studiare le statue antiche e moderne della galleria di Ca’ Farsetti.

A. Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808), Galleria Borghese, Roma

A. Canova, Paolina Borghese come Venere vincitrice (1804-1808), Galleria Borghese, Roma

Il “nuova Fidia”

Ora Canova ha tutti gli strumenti per tramutare in scultura le sue idee. Il sapiente utilizzo degli strumenti per scolpire, dei materiali – unito alla progettualità che può dare un disegno, lo portano a realizzare i primi modelli in terracotta che verranno poi sviluppati in gesso e a dimensione naturale. A questo punto si passa all’ultima fase: la scultura di marmo – e Canova sa perfettamente come scolpirlo: i blocchi di marmo diventeranno così capolavori di sublime bellezza. Realizza due Canestri di frutta (oggi esposti al museo Correr) e nel 1773 realizza in pietra di Costozza Euridice e Orfeo. Terminate queste due statue, Canova le espone nel maggio 1776 alla fiera annuale dell’arte veneziana durante la festa della Sensa. È il suo primo successo, il primo di un lungo percorso di ascesa nel mondo dell’Arte. Il piccolo Tonin, cresciuto con lo scalpello in mano ha intrapreso la strada per diventare il “nuova Fidia”.

Canova, Antonio. 1757-1822 The Genius of Death, Museo Hermitage, San Pietroburgo

Canova, Antonio. 1757-1822 The Genius of Death, Museo Hermitage, San Pietroburgo

di Rebecca Pedrazzi – storica dell’arte