Omar Galliani: il tempo senza tempo del disegno

Omar Galliani, trittico particolare
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Gli spazi del MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro – ospitano fino al 31 dicembre prossimo la mostra personale di Omar Galliani, intitolata “Il disegno non ha tempo”, curata da Vera Agosti. L’esposizione, in un allestimento raffinato ed essenziale, presenta una selezione di  opere, alcune di dimensioni monumentali,  attraverso cui è possibile ripercorrere,  contrappuntata per tappe emblematiche, la genesi linguistica e il tratto distintivo della  ricerca artistica di Galliani, in una retroversione cronologica  fin  all’origine del  suo cammino  che affonda le proprie radici  nella classicità rinascimentale del disegno. Un disegno  quello di Galliani che, come suggerisce il titolo, travalica l’appartenenza ad un ben preciso  periodo, ad un tempo storico definito, diventando di fatto “infinitissimo”,  estrema dilatazione temporale che  annulla il “qui e ora” diventando per ciò stesso  veicolo d’eternità.

Trittico, particolare, Omar Galliani

Nella costellazione di Orione, 2019 – matita su tavola, trittico, 100×300 cm – Particolare

Nell’alchimia della  visione,  spinti da un’urgenza di appropriazione conoscitiva, fatalmente  si viene coinvolti in  un continuo  gioco di seduzione visiva, rapiti  dai taciti richiami che si irradiano dalle singole opere. L’indagine conoscitiva si  sofferma  su di esse nel tentativo di  cogliere  particolari, minuti dettagli  che connotano l’alfabeto creativo  dell’artista.  Le tessiture segniche, la trama di linee  tracciate dalla grafite  sulla tavola (prevalentemente di pioppo), sulla carta o sulla tela,  introducono al suo universo espressivo, alla sua sensibilità pienamente contemporanea che ripete e rimodula, in soluzioni sempre nuove, l’essenza di un viaggio nel tempo, nelle estensioni storiche dell’arte, in uno scavo continuo  che coniuga le  lontananze temporali con  le distese mobili e mutevoli del presente, in un riproporsi  infinito del disegno: destino della mano, che percorre e segna le superfici, e traccia  dilatata, quasi impalpabile, del proprio tempo interiore. Il percorso analitico va dalla sostanzialità dei concetti, che affiorano dalla sintassi figurale dell’opera, alla prodigiosa capacità disegnativa che svela, attraverso incredibili sovrapposizioni di segni, la partitura più propriamente evocativa, la memoria del tempo, le suggestioni poetiche e immaginative.

Omar Galliani, Baci rubati Covid 19, 2020 - carboncino e grafite su tela, 200x170 cm

Baci rubati/Covid 19, 2020 – carboncino e grafite su tela, 200×170 cm

Floralia, 2019 - matita su tavola + pigmenti, 254x196 cm mostra omar galliani catanzaro

Floralia, 2019 – matita su tavola + pigmenti, 254×196 cm

La cronologia delle opere  esposte si apre con un disegno del 1977, Dalla bocca e dal collo del foglio, di derivazione caravaggesca, che riconduce agli esordi dell’artista. L’attraversamento visivo della mostra, di forte impatto emozionale, è declinato attraverso lavori particolarmente significativi che permettono di ricostruirne la formazione stilistica, di risalire all’essenza evolutiva stessa del suo  linguaggio, sviluppata  in un’ampia trattazione di temi, dalla natura alla bellezza, dalla vita  all’arte, dall’infinito del Cosmo alla finitezza e caducità dell’uomo, dalla bruciante attualità della pandemia, alla sacralità della  morte.

Dalla bocca e dal collo del foglio, 1977 - matita su carta + collage, 200x140 cm mostra di omar galliani

Dalla bocca e dal collo del foglio, 1977 – matita su carta + collage, 200×140 cm

La struttura materica, per certi versi informale, del grande trittico Tempio del sole, del 1989, nelle smarginature e nelle sgocciolature  prodotte dalla polvere di grafite diluita,  rimanda a stratificazioni di polvere depositate dal trascorrere del tempo, che lasciano affiorare apparizioni, tracce di vissuto, di storia (la lineare geometria strutturale  di un tempio); scorie sedimentate da cui erompe la tempesta del disegno in formazione, da cui esso nasce al mistero della luce e  l’opera è essa stessa  tempio e simbolo di luce. D’altronde, tutto il lavoro di Omar Galliani  è metafora  di uno straordinario viaggio proiettato verso la luce, dentro la luce, dentro la sua impalpabile sostanza spirituale che traduce l’eterna aspirazione dell’uomo al trascendente.

Tempio del Sole, 1989 - polvere di grafite + metallo su tavola, trittico, 225x414 cm

Tempio del Sole, 1989 – polvere di grafite + metallo su tavola, trittico, 225×414 cm

Nelle due monumentali  opere della serie dei Mantra del 1999, Mantra per un vulcano e  Mantra per Laura, l’artista riproduce, da maestro del disegno qual è, frame filmici identificativi della realtà occidentale che contrappone alla densa spiritualità  di frasi  scritte in sanscrito su foglia oro. Esse propongono una originale dicotomia tra oriente e occidente  che coniuga, in un prezioso tessuto compositivo,  la luce dell’universo,  la sua dimensione spirituale,  alla vita.

Mantra per Laura, 1999 - matita su tavola, oro in foglia,

Mantra per Laura, 1999 – matita su tavola + oro in foglia C, dittico, 200×600 cm

Altre due imponenti  opere irretiscono gli occhi: Roma, Omar, Amor, del 2012, presentata  nell’omonima mostra, in cui l’artista celebra il suo legame con la città eterna, culla del disegno classico; il trittico, del 2008, La principessa Lyu Ji nel suo quindicesimo anno di età, quello della sua morte, che ripercorre la breve  storia di Lyu Ji, di cui Galliani  è venuto a conoscenza  durante un suo soggiorno a Xi’an, per una  delle sue numerose mostre in Cina. In quell’occasione rimane affascinato dalla sintassi scultorea che caratterizza  la tomba di questa principessa poetessa; un reperto archeologico su cui sono raffigurati a bassorilievo i suoi oggetti, i fiori, le passioni  della vita quotidiana, in una emozionante narrazione visiva che Galliani trasfigura in un magico viaggio di bellezza e perfezione creando un intenso ponte dialogico tra culture,  un fertile luogo di confronto tra  oriente  e  occidente.

Roma Omar Amor, 2012 - matita su tavola + pastello

Roma Omar Amor, 2012 – matita su tavola + pastello, 315×400 cm

La principessa Lyu Ji nel suo quindicesimo anno di età, 2008 - matita e tempera su tavola di pioppo (trittico), 200x600 cm

La principessa Lyu Ji nel suo quindicesimo anno di età, 2008 – matita e tempera su tavola di pioppo, trittico, 200×600 cm

L’artista, pur relazionandosi con le densità segniche del passato, non sfugge all’incombente presenza del quotidiano, agli accadimenti del proprio tempo, dalle problematiche ambientali a quelle sociali che egli traduce con la forza epica  del suo disegno, come per De rerum natura, e per la serie Baci rubati/covid 19, di cui sono esposti  tre disegni su tela realizzati nel 2020, durante il primo lockdown. Con essi restituisce al nostro sguardo quei gesti di affetto, di tenerezza che presuppongono il contatto, la vicinanza fisica e che l’isolamento forzato, in un tempo sospeso intriso di doloroso silenzio, ci ha sottratto. Fotogrammi rubati alle distese virtuali del web, brulicanti di immagini; frammenti di  realtà virtuale cui il tratto lieve della sua matita ha dato forma e verità di visione, ricomponendo e compensando nella sostanzialità dell’opera quella negazione che i tempi hanno generato.

De Rerum Natura, 2021 - matita su tavola, pastello, 150x150 cm

De Rerum Natura, 2021 – matita su tavola + pastello, 150×150 cm

Baci rubati, 2021 - carboncino e grafite su tela, 140x140 cm

Baci rubati, 2021 – carboncino e grafite su tela, 140×140 cm

In mostra sono presenti anche due grandi opere inedite: Chlorophelia e NGC/7419; quest’ultima, del 2020-2021, è uno straordinario disegno su tavola che Omar Galliani ha dedicato al figlio Massimiliano, anche lui artista di grande talento, scomparso prematuramente nell’agosto del 2020. Dopo la morte  del figlio all’artista appare in un sogno ricorrente il numero 7419. Una ricerca fatta in rete gli rivela che il numero corrisponde ad una costellazione, quella di Cefeo, incredibilmente a forma di matita. Così l’opera, nella luce accerchiante di stelle,  espande e disperde tra le distese smisurate del cosmo, i misteri  cui  invano l’uomo  chiede risposte.  Essa  è l’ideale  punto per cui fermarsi e da cui ripartire nell’infinito ripetersi del disegno, senza  limiti di tempo, solamente obbedendo al movimento ritmico  della mano e al battito del cuore, in punta di matita. E matita per Galliani  equivale a disegno.  Il disegno è tutto il suo mondo; un mondo che si  dispiega tra miriadi di linee che incidono, segnano il legno, si stratificano, dilatano la misura del tempo, la annullano restituendo all’artista la  possibilità  di sopravvivere alla morte, di rinascere nell’infinito dello spazio e del tempo, forse in una costellazione.

Matita su tavola, 2020-2021 - 285x185 cm (Fotografia di Carlo Vannini)

NGC/7419, 2020-2021, matita su tavola, 2020-2021 – 285×185 cm (Fotografia di Carlo Vannini)

di Teodolinda Coltellaro – critico d’arte

Immagine di copertina: Nella costellazione di Orione, 2019 – matita su tavola, trittico, 100×300 cm – Particolare