Editoriale 3/MMXXI

Emilio Tadini, serie Oltremare anni '90-Edit
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Da sempre l’uomo si misura con la tortuosa dimensione della ricerca di senso alla vita e al mondo che lo circonda. La filosofia, in fondo, è nata proprio per indagare l’archè ovvero il principio di tutte le cose. Domande, ipotesi e risposte che già i primi filosofi esponevano sperimentando strade razionali che superassero la tradizione mitologica. Domande, ipotesi e risposte che, dopo secoli e millenni, alimentano ancora le nostre esistenze, intersecandosi con la cultura dei tempi e dei luoghi e perciò diversificate. Tuttavia rimane immutabile la domanda su chi sia l’uomo. Al di fuori del logos filosofico, anche la letteratura è intervenuta nella questione delle questioni; si pensi a Dante, di cui quest’anno celebriamo sette secoli dalla sua morte,  il quale con la Commedia avvia un’indagine sui fondamenti dell’universo. E si pensi anche alle svariate forme d’arte che partecipano al tema. Emilio Tadini, artista milanese che ha attraversato il secolo scorso e pressoché tutte le forme di espressione – dalla pittura alla scultura, dalla saggistica alla drammaturgia – ha maturato un suo linguaggio originale simbolico ed enigmatico che allude a tutte le domande esistenziali ancora aperte. Il ventilatore, sua opera del 1972 che abbiamo riprodotto in copertina, racchiude bene questi concetti: la scatola sembra rovesciare nell’apparente vuoto oggetti e soggetti; l’uomo è nello spazio, nella scena del mondo, insieme alle cose e, con esse, si muove nel caos esistenziale rappresentato dal ventilatore. Un’opera con la quale Tadini ha cercato di trovare risposte ai grandi temi dell’uomo, indagando sulla relazione tra soggetto e oggetto che interessa non solo la pop art ma anche la relazione psicoanalitica e filosofica del Novecento. Un modo per continuare a stimolare il pensiero e la mente umana, poiché, per dirla con Primo Levi, “la persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana”.

Fabio Lagonia