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Il giardino parlante

Può un giardino parlarci di noi? Ebbene sì. Oggi è il sogno di molti, specie per chi vive in città, in particolar modo dopo la pandemia che ci ha reso evidente quanto sia importante averne uno esterno a uso privato nello spazio domestico. Il giardino nel nostro immaginario è uno spazio recintato attorno alla casa da utilizzare come luogo in cui stare all’aria aperta, magari di una piscina e in cui trascorrere del tempo libero nelle stagioni miti o calde, o con un pezzetto di terreno per coltivare un orto. In sintesi uno spazio ricreativo di benessere e anche di utilizzo pratico. Nelle città, però, dove le abitazioni sono caratterizzate da agglomerati di case, il giardino si è spesso trasformato in uno spazio condiviso: il giardino pubblico. Una scelta urbanistica che trova interesse e sviluppo soprattutto nelle città contemporanee dove si ricerca sempre più un equilibrio tra lo spazio edificato e lo spazio verde.

Parchi a Milano – ph Francesco Falciola
Parchi in città Milano – Ph Francesco Falciola

A Milano, nel 2018, il giardino ha assunto una dimensione “culturale” con la realizzazione della Biblioteca degli alberi (progetto di Petra Blaisse e Piet Oudolf e Studio Inside-Outside). Un giardino che permette di godere nel contesto urbano del verde con 135 mila piante da scoprire, con aree gioco e pic-nic, fontane e viali su cui leggere stralci di testi poetici. Ma soprattutto, a questa biblioteca si affaccia uno dei progetti più premiati e fotografati e ritenuto, nel 2015 dal Council on Tall Buildings and Urban Habitatil, come il grattacielo più bello e innovativo del mondo: il  bosco verticale dello Studio Boeri. Un’idea dell’abitare innovativa che fa, di un insieme di piccoli terrazzi verdi privati, la visione di un percorso visivo verde che si staglia fino al cielo, di fatto, un polmone verde per tutti.

Boeri Studio, Bosco verticale, Milano – ph. Giovanni Nardi
Boeri Studio, Bosco verticale – ph. Dimitar Harizanov
Boeri Studio, Bosco verticale – ph. Dimitar Harizanov
Viale alberato Milano – ph Francesco Falciola

Si tratta di una soluzione sempre più perseguita dagli urbanisti e progettisti contemporanei, quella di rivestire di verde anche i palazzi alla ricerca di un giardino che conviva con la casa fino al punto di esserne parte integrante dove dentro e fuori si mescolano. Ma in passato i nostri antenati lo immaginavano così il giardino? Il modo in cui lo desideriamo oggi è il risultato di una nuova relazione con la natura, reso possibile anche dallo sviluppo della tecnologia. Il luogo dell’abitare rappresenta la nostra etica, ovvero la nostra idea di come occupare il nostro spazio nel mondo. Infatti, fino al Medioevo, nel mondo occidentale, il terreno intorno alla casa era concepito solo come uno spazio funzionale all’abitazione per la coltivazione di piante e ortaggi. Solo con il Rinascimento si sviluppa il concetto di giardino inteso come luogo in cui l’uomo può godere della natura, ma anche dove può dimostrarne e ammirarne la sua capacità di controllo, gestione e conoscenza. Infatti, nasce su questi presupposti il giardino all’italiana con disegni geometrici a mettere in evidenza la conoscenza delle proporzioni e dell’ordine matematico delle cose.

Dettaglio del parco della Reggia di Caserta – ph Roberto Manfredi
Parco della Reggia di Caserta – ph Roberto Manfredi

Nel Seicento, in età Barocca, si sviluppa in Francia un nuovo modo di organizzare il giardino che viene denominato giardino alla francese dove, pur conservando le influenze rinascimentali, viene sempre lasciata una parte di giardino “al naturale”. Questo trasforma i giardini in grandi parchi che sembrano uscire dai recinti o sconfinare a perdita d’occhio, dando lustro e sfarzo ai proprietari di ville e palazzi sontuosi, pensiamo per esempio ai giardini di Versailles. Lo sguardo viene invitato ad indirizzarsi verso l’orizzonte grazie all’acqua che viene convogliata in modo simmetrico al centro del giardino. La percezione visiva dava la sensazione di dominio del territorio, ergo, dell’Uomo sulla Natura.

Versailles

Nel 1700 si sviluppa il giardino il giardino all’inglese dove la parte naturale e la parte antropizzata dello spazio si mischiano. In questo si riflette il pensiero illuminista che nasce in relazione allo sviluppo di un pensiero scientifico, al bisogno dell’uomo di liberarsi dai dogmi e di porsi come osservatore e studioso della Natura. In questo nuova relazione con l’ambiente l’uomo recupera il valore della storia, delle origini e, in questi giardini troviamo rimandi alle sculture e architetture classiche, a figure mitologiche. I giardini così concepiti diventano spazi di contemplazione e dialogo tra uomo e natura, tra antropico e naturale, dove subentra, volutamente, anche un caos apparente, perché si progettano anche angoli verdi inaspettati, da scoprire, che escono dal rigore geometrico dei giardini italiani e francesi. A Milano, i giardini pubblici di Porta Venezia, realizzati alla fine del 1700, sono un esempio di questo modo di godere del giardino o del parco.

Il ponte palladiano di Prior Park a Bath, nel Somerset

Ma a proposito di caos, l’uomo si è inventano un modo con cui giocarci proprio nei giardini per  demonizzare la paura del “perdersi” nella natura: i labirinti. I giochi nei giardini si svilupparono soprattutto nelle “case o ville di delizia”. Labirinti, grotte, giochi d’acqua, anfratti erano caratteristiche fondamentali di questi giardini che dovevano stupire, inebriare e coinvolgere tutti i sensi.

Labirinto di Villa Pisani  ©villapisani.beniculturali.it

La meditazione, la preghiera, il riposo, l’ascesi invece caratterizzano il giardino arabo che è stato concepito come oasi-rifugio rispetto ai pericoli dell’ambiente selvaggio circostante atto a tener lontano l’uomo dal caos e dai pericoli della natura. In questi giardini si osserva una ripartizione dello spazio in quattro aree (a croce) divise da canali con al centro una fontana. Il quattro è simbolicamente il numero degli elementi (Terra, Aria, Fuoco e Acqua) e quindi è, per eccellenza, un luogo in cui godere della terra e dei suoi elementi. Le piante vengono scelte per stimolare l’olfatto e per offrire ombra (ovviamente molto importante nei paesi molto caldi), mentre l’acqua, con il suo suono rilassante assolve alla funzione di rinfrescare e rilassare, l’insieme appaga il piacere della vista e offre la certezza di un rifugio: ombra e acqua.

Granada, giardino del palazzo Generalife

Il giardino come luogo di meditazione appartiene anche alla cultura orientale dove piante, acqua, rocce, ricerca del colore, orientamento sia delle piante che del flusso dell’acqua vengono studiate per seguire un rigore che è quello naturale. Questi luoghi sono espressione del rispetto della ”architettura naturale” che viene imitata con rigore.Per esempio, il giardino non deve mai essere spoglio, ma deve avere piante verdi anche in inverno (come avviene in natura), l’acqua deve scorrere da est a ovest seguendo il ciclo del sole. Il giardino zen (giardino secco fatto di sabbia e ghiaia) simboleggia, il paesaggio naturale e serve a ricordarci l’ordine del mondo: l’uomo è osservatore rispettoso del creato che accetta anche la folata di vento che scompiglia tutto e dichiara la possibilità della fine.

Hue, Vietnam – ph Roberto Manfredi
Esempio di giardino Zen – foto di 663altopiano via Wikipedia

 

Melina Scalise – giornalista e psicologa

Immagine di copertina: Le geometrie e la luce – ph Francesco Falciola

Autore

  • Giornalista professionista, laureata in Psicologia all’Università di Padova con il massimo dei voti, negli ultimi vent’anni si occupa principalmente di cultura a Milano gestendo una Casa Museo e l’archivio dell’artista e scrittore Emilio Tadini. Un luogo particolare dove si incrocia l’arte visiva, la musica, la letteratura, il teatro, la danza. Scrive d’arte, libri, progetti didattici per le scuole, collabora con le istituzioni pubbliche per la cultura, è stata recentemente eletta nel direttivo...

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