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Sguardi e sogni sulla laguna

In queste pagine vi offriamo tre differenti sguardi sulla meravigliosa laguna veneta: sono punti di osservazione provenienti dalla matita di Fabrizio Citton, architetto e designer, da sempre appassionato del disegno; dai suggestivi scatti in bianco e nero di Angelo Aldo Filippin; dalla sensibilità fotografica di Luana Jennifer Scalvensi. Tre diverse interpretazioni per un unico magnifico paesaggio.

La mia Laguna immaginaria 

 di Fabrizio Citton

Un luogo di silenzio che muta con le maree, con superfici che emergono e rapidamente scompaiono. È il verde torbido il colore dell’acqua, che si increspa al suono del vento. È  una meraviglia, con i suoi rii, i ghebi, le barene e le velme. E sebbene puoi ancora sentire i profumi del mare e la fragranza della grande storia di Venezia, vi è ancora poco rispetto di questa splendida fanciulla. Guardando i suoi colori al tramonto, o nel bianco dell’alba si vede tutta la sua grandezza, come quando il luccichio del sole si sparge sul rosso mattone. Le sue isole sono le perle di una fragile collana che deve essere consegnata alle giovani generazioni.

Albero in laguna – Illustrazione di Fabrizio Citton

Non nutro ampia fiducia. Le nostre azioni spesso si sono dimostrate inefficaci e poco attente al luogo. Ma il vento spazza i dubbi e rende limpido il cielo, la nitida luce invade questo meraviglioso quadro ed è nello stupore del luogo che ritrovo la mia natura.

Barene – Illustrazione di Fabrizio Citton
Bricole – Illustrazione di Fabrizio Citton

Le isole della Laguna

di Luana Jennifer Scalvensi

Venezia è da sempre considerata una delle città più belle al mondo. C’è tuttavia una Venezia più autentica, che va oltre Canal Grande, Piazza san Marco e Rialto, da esplorare a ritmo lento, lontana dalla folla di turisti, fatta di piccole isole colorate, ricche di canaletti e botteghe di artigiani. Le isole della Laguna di Venezia sono più di sessanta; tra queste, Burano, Murano e la Giudecca meritano decisamente una visita.

Burano, Venezia – Fotografia di Luana Jennifer Scalvensi

La Giudecca, un tempo nominata Spinalonga per via della sua forma allungata, è l’isola più vicina a Venezia tanto da poterla ammirare e fotografare dalla Laguna, dalla quale si può scorgere la Chiesa del Redentore. Per secoli è stata luogo di villeggiatura di ricchi e borghesi che possedevano ville, orti e giardini. È affascinate restare fermi la sera ad osservarla illuminata, nel silenzio, tra le gondole legate ai pali di ormeggio.

Giudecca di Venezia – Fotografia di Luana Jennifer Scalvensi

Murano, invece, a trenta minuti di traghetto dalla Serenissima, è nota al mondo per l’artigianato della lavorazione del vetro soffiato, una tradizione antica ma tuttora vivissima grazie alle fornaci presenti sull’isola dove si realizzano diversi oggetti: dalle bottiglie di vino, olio, bicchieri, lampadari, fino ad oggetti legati alle immagini religiose, passando per creazioni artistiche di design da esporre nelle case. Trattandosi di un’attività molto difficile e pericolosa, nel lontano 1295 la Serenissima Repubblica decide di trasferire le vetrerie dal centro urbano in questa piccola isola, perché i forni dei laboratori erano spesso causa di disastrosi incendi alle abitazioni, all’epoca costruite perlopiù in legno. Ciò, inoltre, consentiva  alle autorità un miglior controllo della produzione tant’è che i vetrai potevano abbandonare l’isola solo con un permesso speciale. Intorno al XV secolo, purtroppo, mentre molti artigiani abbandonano l’isola, va diffondendosi la fabbricazione dei cristalli di Boemia, colpendo duramente l’industria del vetro di Murano. Ma i veneziani sanno rinnovarsi con l’ingegno: realizzano i famosi lampadari, oggi venduti in tutto il mondo, e affinano le loro tecniche grazie anche a contatti commerciali con il vicino Oriente e con paesi di antica tradizione vetraria quali fenici, siriani ed egiziani, così da rendere ancora più particolare e importante  nel mondo la produzione del vetro. È  davvero piacevole passeggiare sul rio dei vetrai ammirando le basse case e le botteghe artigianali, raggiungere il ponte principale sul canal grande di Murano, per poi perdersi tra le calli dell’isola, senza scordare di portarsi a casa un ricordo in vetro soffiato.

Murano, Venezia – Fotografia di Luana Jennifer Scalvensi

Riprendendo il vaporetto ci si può dirigere verso Burano, considerata tra le prime dieci cittadine più colorate al mondo. Infatti, non appena si arriva su quest’isola si resta stupiti e affascinati dalla quantità di colori (quasi fluorescenti) con cui sono pitturate le casette:  giallo, fucsia, rosso, verde, arancio, azzurro: un arcobaleno di colori che si rispecchia nelle verdi acque dei canaletti. È un vero piacere per gli occhi e per l’anima passeggiare lungo questa pittoresca località. Più piccola rispetto a Murano, Burano è molto intima e il tempo sembra essersi quasi fermato. Dalle basse case dei pescatori si possono scorgere i panni appesi alle finestre, ombrelli aperti sui portoni, signore anziane dette “buranelle” sedute fuori dalle loro abitazioni, e il campanile “storto” che si staglia sulle case a 53 metri di altezza con un’inclinazione di quasi due metri. Nel borgo si respira un’atmosfera d’altri tempi, e se si ha la fortuna di visitarlo lontano dalla calca dei flussi turistici estivi, si può assaporare la calma e la tranquillità che questo piccolo gioiello sa offrire. Una leggenda narra che le facciate delle case sarebbero state dipinte dai pescatori per differenziarle le une dalle altre e poterle riconoscere da lontano nei giorni di nebbia quando vi facevano ritorno. Burano è un borgo famoso anche per l’arte del merletto ad ago, una tradizione antica che sembra risalire ad una leggenda anch’essa davvero curiosa: un giovane ragazzo promesso sposo, durante un’uscita di pesca in mare aperto, riuscì a resistere al canto melodioso di alcune sirene, pensando al suo grande amore. La regina delle sirene, rimasta sorpresa dalla fedeltà dell’uomo verso la sua donna, gli regalò un velo nuziale fatto con la schiuma del mare, da donare alla sua sposa. Quando la donna lo indossò il giorno delle nozze, suscitò stupore e invidia nelle buranelle presenti al punto di indurle a riprodurre il pizzo portato con tanta grazia dalla sposa,  utilizzando appunto ago e filo.

Burano, Venezia – Fotografia di Luana Jennifer Scalvensi

L’essenza della Laguna

di Angelo Aldo Filippin

La Laguna è l’elemento morfologico più vistoso e affascinante della costa veneta, un paesaggio di transizione tra la terraferma e il mare che ha condizionato l’uomo, lasciandosene condizionare. Infatti i veneziani hanno sempre ritenuto questo specchio di mare il proprio baluardo difensivo, sebbene abbiano dovuto combattere con le ingressioni marine. Come afferma Alberto Marcarini, «la percezione della laguna come terra anfibia, soggetta al gioco degli elementi naturali, è ancora viva ed è rivelata dagli affioramenti del fondo (barene e velme), dai canneti palustri della cosiddetta laguna morta, più vicina all’entroterra, dall’orizzontalità del paesaggio, dal senso di un evento primordiale sempre in divenire. L’immagine incantata di Venezia e delle isole che le fanno da corredo accresce il fascino di questo paesaggio di acque e terre».

Cavallino-Treporti (VE), Canale Pordelio – Fotografia di Angelo Aldo Filippin, 2020
Faro di Punta Sabbioni, Cavallino-Treporti (VE) – Fotografia di Angelo Aldo Filippin, 2020

Tanti sono i luoghi significativi della laguna. Torcello, col suo inestimabile patrimonio archeologico; Mazzorbo; Cavallino e Treporti, col canale Pordelio; Lio Piccolo, appena 22 abitanti e un bouquet di isolotti; Malamocco, appartenente al Comune di Venezia, circondata da uno stretto canale che un tempo fu il porto. Una menzione particolare merita il Cimitero Vecchio Ebraico del Lido di Venezia: un luogo dove molti ebrei sparsi nel mondo chiedevano di essere sepolti dopo la loro morte; un luogo oggi chiuso ma che continua a parlarci con la sua potente carica evocativa. Luoghi a cui le fotografie in bianco e nero restituiscono dignità ed essenzialità.

Il cimitero ebraico vecchio del Lido di Venezia – Fotografia di Angelo Aldo Filippin, 2021
Isola di Mazzorbo, Venezia, Fondamenta di Santa Caterina – Fotografia di Angelo Aldo Filippin, 2020

di Fabrizio Citton, Angelo Aldo Filippin, Luana Jennifer Scalvensi

Autori

  • Si laurea prima in Lettere e poi, nel 2016, in Filologia classica all'Università di Cassino e del Lazio Meridionale, ottenendo dal Magnifico Rettore il premio come migliore laureata dell'anno. Dopo un periodo di perfezionamento di studi a Urbino in Metrica e ritmica greca, presso l'Università Carlo Bo, ritorna, nello stesso anno, agli studi sui manoscritti e i libri antichi presso la Biblioteca Vaticana, ottenendo un diploma di specializzazione in Biblioteconomia con il massimo dei voti. Ha stud...

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  • Angelo Aldo Filippin fotografa fin dai primi anni ’70. La sua esperienza si è concentrata principalmente nella tecnica del monocromatico (bianco/nero), della quale è un profondo conoscitore. Nel 1979, nella sua città natale in provincia di Vicenza, ha partecipato alla fondazione del Circolo “Marostica Fotografia”, club tuttora in piena attività. Negli anni ’80 ha partecipato ai principali concorsi fotografici nazionali aggiudicandosi numerosi premi. Ha esposto in molte città italiane. Nel 2015,...

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  • Da anni ho fatto dei viaggi la mia più grande passione cercando di immortalare il tutto attraverso la fotografia. Mi emoziono come una bambina davanti a paesaggi e luoghi sconosciuti. Viaggiare mi ha aperto un orizzonte che non credevo esistesse. Grazie alla fotografia riesco a fermare colori, emozioni e regalare un pezzetto di mondo anche a chi non può viaggiare o semplicemente ispirare coloro che vogliono intraprendere nuovi viaggi. Sono cresciuta in una famiglia di artisti. Da ragazza mi sono...

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