Tindari, un viaggio nel tempo

Tindari acquerello di Catia Sardella
Tempo di lettura: 5 Minuti

Grazie ai racconti dei viaggiatori stranieri, la Sicilia assunse un ruolo di primaria importanza nel panorama del circuito culturale europeo. Un’isola che, al centro del Mediterraneo, è stata ed è punto di incontri e scontri, culture e relazioni. Agli albori dell’Ottocento, crescendo la presenza dei viaggiatori in Sicilia, personaggi di fama ne scrissero e pubblicarono i loro diari di viaggio. Roger Peyrefitte esordì: «… nessun’altra isola alza una fronte più radiosa sull’orizzonte della nostra civiltà, anzi un frontone come quello di un tempio… è stata il centro più splendido del mondo Mediterraneo…». E ancora un momento del suo prologo: «Il paesaggio siciliano è un miscuglio di esuberanza italiana e di sobrietà greca».

agorà di tindari - disegno catia sardella

Ne è un fulgido esempio il Parco Archeologico Diffuso di Tindari che si articola lungo la costa nord della Sicilia per 150 km. da Castel di Tusa a Milazzo, laddove insiste uno straordinario e variegato mosaico di siti che rappresentano il patrimonio artistico, architettonico, antropologico, paesaggistico ed enogastronomico del territorio. Oggi Tindari è un luogo di straordinaria bellezza, aperta sul golfo di Patti, in provincia di Messina, dove magicamente natura, arte e cultura si fondono con miti e leggende. Nella prima metà del secolo scorso una intensa attività di scavo archeologico e restauro conservativo ha permesso di riportare alla luce le imponenti vestigia archeologiche dell’antica città, testimoni del suo glorioso passato.

teatro tindari - acquerello di catia sardella

La città greco-romana di Tindarys, avamposto strategico e militare sul Tirreno, di fronte allo splendido arcipelago delle Isole Eolie, fu fondata da Dionigi di Siracusa nel 396 a. C. ed occupa il plateau sommitale, a precipizio sul mare, di Capo Tindari. L’acropoli della città si suppone fosse collocata proprio dove oggi è il Santuario della Madonna del Tindaro divenuta Basilica papale minore nel 2018 (festeggiata in tutta l’isola, il culto della Madonna Nigra o “Matri ‘u Tinnaru” è tra le più antiche devozioni mariane della Sicilia).

santuario tindari - acquerello di catia sardella

Il sistema di fortificazione venne impiantato al momento della fondazione della città e subì opere di ristrutturazione e potenziamento all’inizio nel III sec. a. C. Le mura realizzate in blocchi di arenaria squadrati, sono munite di torri quadrangolari, porte e camminamenti. La porta urbica con invito “atenaglia” semicircolare è fiancheggiata da due grandi torri. Lo schema urbanistico è articolato su tre larghe arterie stradali, i decumani, che attraversano la pianura in direzione nord-ovest e sud-est; queste intersecate ortogonalmente da una serie di strade minori in discesa, i cardi, costituiscono una maglia regolare di isolati rettangolarile insule. Dei decumani sono oggi in parte percorribili quello superiore, lungo il quale si trovano i monumenti più importanti: la Basilica, l’insula IV e il Teatro, e quello centrale lungo il quale si trovano i resti di una Domus romana e di un edificio pubblico. La Basilica è un’imponente porta di transito tra il decumano superiore ad una piazza porticata, forse di pertinenza all’agorà. L’edificio è costituito da una “galleria” centrale con copertura a botte, sorretto da arcate, ed è fiancheggiata da due passaggi sormontati da archi. A sud, l’isolato IV è l’unico quartiere completamente esplorato. Disposto lungo un pendio, gli edifici sono situati in terrazzamenti. Sui primi le due case di abitazione, costruite nel II sec. d. C., si articolano ognuna accanto ad un peristilio a colonne con capitelli dorici in pietra. Entrambi elegantemente decorate da originali pavimenti in mosaici policromi prospettici, tessere bianche e marmi colorati, in quello inferiore si aprono sei tabernae o botteghe, alcune delle quali con retrobottega e cisterne.

Il teatro greco di Tindari realizzato tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a. C., sfruttando la naturale conformazione della collina per la cavea, con una capienza di 3000 persone, prospetta suggestivamente verso il mare. A forma di ferro di cavallo, fu trasformato in epoca romana per adattarlo a sede dei giochi circensi. La scena in ordine dorico si presenta su tre piani con proscenio, palcoscenico e corpi laterali aggettanti.

teatro di tindari - disegno catia sardella

Nella zona più alta dell’isolato, l’edificio termale pubblico, con cortile colonnato, risale al III sec. d. C. e vi si accede da un ampio vestibolo fiancheggiato da due ambienti che fungono da spogliatoi. Nella parte superiore del cortile gli ambienti termali: il frigidarium per il bagno freddo ed il calidarium per il bagno caldo. Questi conservano ancora i pavimenti sospesi su pilastrini in terracotta, le pareti rivestite da tubuli, per garantire la propagazione del calore e i pregevolissimi pavimenti in mosaico figurato in bianco e nero.

terme tindari disegno di catia sardela

Tra Basilica e Teatro a monte del decumano superiore vi è l’antiquarium, realizzato negli anni ‘50 del XX secolo: si articola su cinque sale espositive. Moltissimi gli oggetti, che variano dal materiale di un abitato dell’età del bronzo alle ceramiche e terrecotte dell’età ellenistica, urne cinerarie in piombo e vetro, corredi della necropoli ellenistica e romana, due nikai in volo, una colossale testa di Augusto e tanto altro. La domus romana, prospiciente il decumano centrale, si sviluppa su due piani ed è costituita da otto ambienti. Il fulcro planimetrico è l’ambiente V, il triclinium o sala banchetti, che presenta un particolarissimo pavimento in mosaico con motivi geometrici in bianco e nero e pareti decorate con intonaci policromi. Anche l’edificio pubblico prospetta sul decumano centrale e risale all’età imperiale. Imponente con struttura regolare, scalinata d’accesso e i resti del perimetro di un portico a pilastri, la sua destinazione oltre che per pubbliche funzioni, poteva essere anche religiosa. Nell’aprile del 1829 il premio Nobel Salvatore Quasimodo scrive “Vento a Tindari” poesia che il poeta dedica alla terra nativa ormai lontana, per celebrarne il ricordo con nostalgia e tormento.

Testo e disegni di Catia Sardella

Acquerelli esposti a Venezia, ottobre 2021, in occasione dell’evento “Matite in Viaggio”