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Editoriale 13/MMXXIV

Caposcuola indiscusso del cartellonismo italiano, abbiamo creduto, per una serie di ragioni, di dedicare a Marcello Dudovich la copertina di questo primo numero del 2024. Produttivo per più di mezzo secolo, con oltre mille manifesti divenuti modello e simbolo dell’arte e del design, Dudovich è certamente una delle più imponenti personalità dell’arte pubblicistica italiana, avendo attraversato con autorevolezza ogni fase artistica. Uomo colto e raffinato è stato non solo pervaso dalla cultura mitteleuropea, da buon triestino di origine dalmata, ma cittadino del mondo. La sua opera rivoluzionaria per l’epoca, appare tale e attuale pure ai giorni nostri. Insomma siamo di fronte a un artista che ha lasciato il segno e fa ancora scuola col suo linguaggio che ha anticipato la moderna comunicazione pubblicitaria, di cui può considerarsi uno dei fondamentali precursori. Eleganza e raffinatezza sono i tratti distintivi tanto della sua espressione artistica, quanto dei soggetti rappresentati, siano essi cappelli, automobili o persone. Il tutto arricchito da un tocco di ironia e di umorismo fine e signorile. Ha elaborato un suo personalissimo codice attinto dalle sue molteplici esperienze, facendo sintesi delle tante sensibilità incontrate e dei vari luoghi frequentati, armonizzando la pittura tradizionale con le esigenze della pubblicità. Non è un caso se da quest’ultima si è allontanato quando la dimensione consumistica imposta dai nuovi modelli di società ha preteso di prevalere su quella artistica. Si sa, i messaggi che ruotano attorno ai consumi sfrenati sono spesso effimeri; ma quella che noi oggi definiamo pubblicità al principio fu, soprattutto, arte. E solo a questa Dudovich era essenzialmente legato. Effimera. Ma bellissima.

di Fabio Lagonia